Maltrattava la convivente e la minacciava di morte: condannato a 3 anni

Anni di vessazioni, insulti e violenze. Il tribunale dispone anche il risarcimento dei danni alla vittima

Aveva trasformato la vita della convivente in un incubo fatto di minacce, insulti, aggressioni e continue vessazioni psicologiche. Per questo un uomo di 45 anni è stato condannato dal Tribunale di Palermo a tre anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia, con l’aggravante dell’abuso di alcol e sostanze stupefacenti.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo avrebbe sottoposto la compagna a sofferenze fisiche e morali quasi quotidiane, accompagnando le aggressioni con pesanti minacce. Tra le frasi contestate figurano espressioni come: «Ti prendo a calci nella pancia, ti faccio uscire il sangue dalla bocca e ti faccio cappottare con la macchina». Le intimidazioni avrebbero coinvolto anche la figlia minore e altri familiari della donna.

Le violenze iniziate nel 2021

I fatti risalgono al luglio del 2021. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il 45enne, spesso sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, avrebbe iniziato a minacciare di morte la convivente, sua coetanea, prospettando anche di cacciarla di casa e di sottrarle la figlia, che all’epoca aveva appena sei mesi.

La donna avrebbe inizialmente sopportato la situazione nella speranza che il compagno cambiasse comportamento e per tutelare la serenità della bambina. Nel frattempo aveva informato i carabinieri, preoccupata per l’incolumità della figlia.

La denuncia e il divieto di avvicinamento


Dopo quasi due anni di minacce e violenze, il 26 maggio 2023 la vittima ha deciso di denunciare il convivente ai carabinieri e di trasferirsi a casa dei propri familiari.

La fine della convivenza non avrebbe però fermato l’uomo, che avrebbe continuato a perseguitare l’ex compagna attraverso messaggi minacciosi e appostamenti davanti all’abitazione dei parenti e nei luoghi abitualmente frequentati dalla donna.

Alla luce della situazione, il tribunale ha disposto nei suoi confronti il divieto di avvicinamento alla vittima e ai suoi familiari.

La testimonianza della figlia e la sentenza

Nel corso del procedimento è stata ascoltata, con modalità protette, anche la figlia minore della coppia. La bambina avrebbe confermato il clima di tensione, minacce e violenze vissuto dalla madre e dagli altri familiari.

Dopo il rinvio a giudizio, la donna si è costituita parte civile nel processo assistita dall’avvocata Giada Caputo. Al termine del dibattimento, la terza sezione penale del Tribunale di Palermo ha condannato l’imputato a tre anni di reclusione, disponendo inoltre il risarcimento dei danni in favore della vittima.

L’avvocata: “Ha trovato il coraggio di denunciare”

«Ho apprezzato il coraggio e la determinazione di M.O. – ha dichiarato l’avvocata Giada Caputo – che per amore della figlia ha deciso di denunciare il clima di inferno, ribadendo in tribunale tutte le violenze subite in due anni di convivenza. Mi auguro che altre donne vittime di violenza domestica trovino il coraggio di ribellarsi e di denunciare».

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