Mafia e affari, sequestri per oltre 10 milioni di euro a esponente del clan Santapaola-Ercolano

Beni per un valore complessivo superiore a 10,8 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catania contro la criminalità organizzata.

Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catania nelle province di Catania e Arezzo, su disposizione della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale etneo. I sequestri riguardano il patrimonio riconducibile a Carmelo Salemi, classe 1969, detto “U Ciuraru” (il fioraio), ritenuto sulla base degli indizi raccolti elemento di spicco della famiglia mafiosa Clan Santapaola-Ercolano nel quartiere di Picanello, e all’imprenditore edile Giovanni Fabrizio Papa, considerato dagli investigatori organicamente asservito agli interessi del sodalizio criminale.

I due erano già stati raggiunti nel 2024 da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Oleandro”, condotta dalle unità specializzate del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catania. In quel contesto erano stati contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Il ruolo nel clan e il riciclaggio dei proventi illeciti


Secondo quanto emerso dalle indagini, Salemi sarebbe stato una figura di primo piano del cosiddetto “gruppo di Picanello”, partecipando alle attività criminali del clan e occupandosi anche dell’organizzazione e della gestione delle condotte illecite, oltre che della risoluzione di controversie interne alla compagine mafiosa e con altri sodalizi.

Per quanto riguarda Papa, gli investigatori ritengono che l’imprenditore abbia messo a disposizione le proprie società per il riciclaggio di ingenti somme di denaro provenienti dalle attività criminali del clan. Il denaro, secondo il quadro indiziario, sarebbe stato reinvestito soprattutto nel settore edilizio attraverso imprese a lui riconducibili.

Le indagini economico-finanziarie condotte dal G.I.C.O. della Guardia di finanza, sotto la direzione della Procura di Catania, hanno evidenziato una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio nella disponibilità dei due indagati.

Sulla base di questi elementi, il Tribunale di Catania ha disposto il sequestro delle quote delle società Fabri Immobiliare S.r.l., BF Costruzioni S.r.l. e VRS Immobiliare S.r.l., operanti nel settore delle costruzioni e della compravendita immobiliare, insieme ai relativi compendi aziendali.

Il provvedimento riguarda anche 62 fabbricati — 24 in provincia di Catania e 38 in provincia di Arezzo — oltre a 16 terreni e a diverse disponibilità finanziarie.

L’operazione si inserisce nelle attività di contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata portate avanti dalla Procura di Catania e dalla Guardia di finanza, con l’obiettivo di colpire le ricchezze accumulate illecitamente dai clan e impedire infiltrazioni nel tessuto economico e imprenditoriale.

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