L’urgenza di stabilire basi acustiche per la conservazione della natura.

L’urgenza di stabilire basi acustiche per la conservazione della natura.


La bioacustica offre un modo per ridurre questo ritardo. Dispositivi di registrazione passiva possono restare in un bosco per mesi, raccogliendo i suoni degli animali, del clima e delle attività umane. Non sostituiscono i biologi di campo, le trappole fotografiche, i dati satellitari o la conoscenza indigenza e locale. La loro utilità è diversa: forniscono un registro continuo dell’attività ecologica in tempi e scale che gli osservatori umani non possono raggiungere.

Il progetto Soundscape Baselines è iniziato con sei luoghi pilota: Brunei, Ecuador, Gabon, Germania, Perù e Stati Uniti. Ogni sito includeva sei luoghi di registrazione, scelti con team locali e distanziati di almeno un chilometro per ridurre le sovrapposizioni. I registratori erano collocati a circa 1,5 metri dal suolo e programmati per registrare continuamente per almeno un anno. A una frequenza di 44.1 kilohertz, ogni registratore generava circa 5,85 gigabyte di dati al giorno, mentre una rete di sei registratori produceva circa 1,5 terabyte al mese.

Questi dettagli mostrano sia le promesse che i vincoli della metodologia. Il monitoraggio acustico è spesso descritto come economico e scalabile. Sebbene ciò sia parzialmente vero, il lavoro più arduo arriva successivamente: mantenere i dispositivi, gestire la memorizzazione, elaborare i file e decidere quali segnali siano significativi, garantendo che i dati rimangano utili per chi non fa parte del team di ricerca iniziale.

Il progetto presta una considerevole attenzione a questo problema. Un sistema modulare è stato progettato per essere espanso e combinato con altre tecnologie, mentre le squadre locali di scienziati, praticanti della conservazione e membri della comunità gestiscono le operazioni in ogni sito. Le copie dei dati vengono archiviate nel paese di ciascun sito di riferimento, oltre che presso l’Università del Wisconsin-Madison e nei cloud. Questo approccio non è solo questione di efficienza; se i dati sulla biodiversità devono guidare le decisioni sulle foreste, le persone più vicine a queste foreste devono avere un ruolo nella produzione e nell’uso dei dati stessi.

I dati raccolti possono essere analizzati in vari modi. Una delle strategie consiste nel considerare l’intero paesaggio sonoro come un segnale, piuttosto che cercare di identificare ogni singola specie. Il documento si concentra sugli indici acustici, tra cui Power Minus Noise e Soundscape Saturation. Questi indici forniscono misure semplificate e confrontabili dell’attività acustica in diversi luoghi e tempi.

I primi risultati mostrano che le foreste integre mantengono ritmi acustici giornalieri con picchi di attività che si registrano all’alba. Le modalità sonore notturne sono sostenute da insetti e anfibi. Siti temperati seguono ritmi differenti. La questione centrale non è se un modello sia migliore dell’altro, ma piuttosto che ogni foresta ha una firma acustica misurabile, e una volta che questa è nota, le deviazioni diventano più facili da rilevare.

Gli studi condotti in Gabon per confrontare i siti di riferimento con foreste a sfruttamento selettivo nella stessa regione mostrano che è possibile usare il confronto acustico per misurare in modo più preciso i cambiamenti ecologici. Indici e registrazioni rilevano tendenze che i dati visivi non riescono a mostrare, suggerendo così nuove direzioni per il monitoraggio della biodiversità e per la gestione forestale.

Per saperne di più:

  • Buřivalová, Z. et al. (2026). “Bioacoustic Baselines for Intact Forests.” Global Change Biology, 32(5): e70917.
  • Wood, C.M., Kahl, S. (2024). “Guidelines for appropriate use of BirdNET scores and other detector outputs.” J Ornithol, 165, 777–782.

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