L’urgenza di stabilire basi acustiche per la conservazione della natura.
La Complessità della Conservazione Forestale
Un’immagine satellitare di una foresta intatta può sembrare rassicurante, mostrando una chioma di alberi continua, un blocco di verde in mezzo a piantagioni, strade o terreni sfruttati. Per molti programmi di conservazione, quell’immagine è diventata il punto di partenza per le misurazioni. Se la chioma è rimasta, la foresta viene spesso considerata come se gran parte del suo valore ecologico fosse intatto.
La foresta, però, racconta una storia più complessa. Uccelli, insetti, rane e primati si suddividono il giorno. Alcuni cantano all’alba, altri di notte. Questo insieme sonoro può sembrare perfetto, ma una foresta apparentemente integra può perdere una parte della sua vita animale. La chioma può chiudersi dopo il disboscamento, mentre il carbonio può rimanere registrato su un bilancio. La comunità animale potrebbe non tornare nella stessa forma.
Uno studio recente pubblicato su Global Change Biology, a cura di Zuzana Buřivalová e colleghi, analizza questo problema attraverso il suono. Il progetto Soundscape Baselines si impegna a registrare le firme acustiche di alcune delle foreste intatte rimaste al mondo, prima che tali punti di riferimento diventino più difficili da trovare.
L’idea è semplice. Per sapere se una foresta è cambiata, bisogna conoscere il suono che essa produceva prima del cambiamento. Questo punto di riferimento non è solo un semplificatore tecnico, ma un guardiano contro un problema comune nella conservazione: ogni generazione tende ad accettare la natura che conosce come normale. Questo fenomeno, noto come “sindrome del baseline mobile”, è stato evidenziato da Daniel Pauly nelle pescherie. Lo stesso modello si applica alle foreste.
Le ricerche condotte tra il 2000 e il 2020 indicano che le aree di Foreste Intatte sono diminuite di 1,5 milioni di chilometri quadrati, pari al 12% della loro area residua. Anche le foreste che non subiscono disturbi industriali diretti stanno cambiando a causa dell’innalzamento delle temperature e dello spostamento degli habitat delle specie. I siti di riferimento stanno diventando più rari e aspettare la raccolta dei dati per i baseline significa accettare un mondo progressivamente alterato come punto di confronto.
