Le vittime umane del ciclone Harry, 380 persone disperse in mare

Circa 380 persone risultano disperse nel Mar Mediterraneo da oltre dieci giorni, a seguito del passaggio del ciclone Harry che ha sconvolto l’area del Mediterraneo centrale. Il giornalista di Radio Radicale, Sergio Scandura, ha reso noto un unico dispaccio di allerta rivolto “a tutte le navi in area”, che raggruppa otto casi SAR relativi ad altrettante imbarcazioni partite dai porti della Tunisia orientale, in particolare da Sfax, tra il 14 e il 21 gennaio 2026. Le condizioni in mare, caratterizzate da onde superiori ai sette metri e raffiche fino a 54 nodi, hanno reso il passaggio estremamente pericoloso.

Tragedia di Lampedusa: due gemelle di un anno disperse


Tra le vittime si segnalano due gemelle di un anno provenienti dalla Guinea, considerate presumibilmente morte dopo il naufragio della piccola imbarcazione di ferro lunga appena 9 metri su cui viaggiavano. L’Unicef ha espresso il proprio cordoglio alle famiglie e ha sottolineato quanto l’episodio evidenzi la pericolosità estrema delle traversate nel Mediterraneo, spesso intraprese da famiglie disperate in cerca di sicurezza. Delle 61 persone a bordo, una è deceduta durante il salvataggio operato dalla Guardia Costiera italiana, mentre le due bambine non sono sopravvissute.

Lo scorso 23 gennaio sono sbarcati a Lampedusa 61 persone hanno sfidato il ciclone Harry impetuoso, trovandosi a navigare in condizioni di scarsissima sicurezza e in estrema difficoltà, arrivando nell’isola in stato di grande sofferenza fisica e psicologica.

L’allarme internazionale di Alarm Phone



Il contatto di emergenza internazionale Alarm Phone ha lanciato segnali d’allerta drammatici nei giorni successivi al passaggio del ciclone Harry. Il 20 gennaio, su X, l’organizzazione ha segnalato che ” vite è a rischio nel Mediterraneo centrale”, riferendo di un gruppo in fuga dalla Tunisia in barca, la cui posizione era sconosciuta e le cui condizioni erano aggravate dal maltempo.

Tre giorni dopo, il 23 gennaio, Alarm Phone ha aggiornato la situazione comunicando che circa 150 persone risultavano disperse in mare su almeno tre imbarcazioni provenienti dalla Tunisia, ancora esposte a condizioni meteorologiche estreme. Le autorità italiane e tunisine sono state immediatamente informate, ma la gravità della situazione evidenzia il rischio concreto per decine di vite umane nel Mediterraneo.

Bambini e migranti nel Mediterraneo: l’allarme dell’Unicef


Il caso delle gemelle di Lampedusa si inserisce in un quadro più ampio e drammatico: secondo un’analisi dell’Unicef del 2025, circa un bambino al giorno muore o scompare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale dall’Africa all’Europa. L’agenzia per l’infanzia denuncia la necessità di interventi urgenti per prevenire tragedie simili, chiedendo percorsi sicuri e legali, operazioni coordinate di ricerca e soccorso, sbarchi sicuri e pieno accesso ai servizi di accoglienza.

L’Unicef chiede ai Governi di dare piena attuazione al Patto sulla migrazione e sull’asilo, garantendo percorsi sicuri e legali, operazioni coordinate di ricerca e soccorso, sbarchi sicuri, accoglienza comunitaria e accesso ai servizi di asilo. È altresì essenziale aumentare gli investimenti in supporto psicosociale, assistenza legale, sanitaria e educativa per le famiglie che attraversano rotte migratorie pericolose. Solo affrontando le cause profonde della migrazione e sostenendo l’integrazione nelle comunità di accoglienza sarà possibile tutelare i diritti dei bambini in ogni fase del loro percorso.

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