Il fegato del papà salva Ayeda: a Palermo il trapianto che le restituisce la vita

Una sala operatoria, un’équipe al lavoro e la decisione più difficile e coraggiosa: donare una parte di sé per salvare la propria figlia. È così che a Palermo si è compiuto il miracolo che ha cambiato il destino di Ayeda, tre anni appena compiuti, sottoposta a un delicato trapianto di fegato all’ISMETT. A donarle l’organo è stato il padre, trasformando un gesto d’amore in una concreta possibilità di vita.

Dopo mesi di ricovero, cure e attese, oggi Ayeda può finalmente sorridere. Ha festeggiato il compleanno proprio in ospedale, circondata da medici, infermieri e operatori sanitari che in questo lungo percorso sono diventati per lei una seconda famiglia. «Ha ricevuto amore prima ancora che cure», raccontano dal centro trapianti, simbolo di eccellenza sanitaria nel Mediterraneo.

L’intervento, tecnicamente complesso, è perfettamente riuscito e rappresenta non solo un traguardo clinico, ma anche umano. Un esempio di come la medicina, quando incontra la solidarietà, possa superare confini geografici e culturali.

Dall’Afghanistan a Palermo: il viaggio della speranza


Quando è arrivata a Palermo, il 4 settembre 2025, Ayeda era una bambina gravemente malata. Affetta da colestasi intraepatica familiare progressiva, una patologia genetica rara e devastante, presentava sintomi severi: ittero, prurito incessante, perdita di peso e una progressiva insufficienza epatica.

In Afghanistan, così come nei Paesi in cui la famiglia si era rifugiata — tra Iran e Pakistan — non c’erano possibilità di cura. Ai genitori, Noora e Alizada, era stata prospettata solo una tragica alternativa: l’impossibilità di intervenire.

Ma la famiglia non si è arresa. Un appello lanciato sui social ha attivato una rete di solidarietà internazionale fatta di associazioni, volontari e cittadini. Una mobilitazione che ha attraversato confini e burocrazie, fino ad arrivare alle istituzioni italiane.

Il ruolo delle istituzioni e l’arrivo in Sicilia


Decisivo è stato l’intervento del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha contribuito a sbloccare l’iter per il trasferimento della bambina. L’arrivo a Palermo è stato annunciato dallo stesso governatore con un messaggio sui social, accompagnato dall’immagine dell’aereo della Turkish Airlines che ha portato Ayeda in Italia.

La vicenda aveva attirato anche l’attenzione nazionale grazie a una petizione su Change.org, che in pochi giorni aveva raccolto circa 15mila firme, e all’appello rivolto al ministro degli Esteri Antonio Tajani per attivare un corridoio umanitario.

Il rischio, infatti, era concreto: la famiglia, rifugiata in Iran, poteva essere espulsa, compromettendo definitivamente le possibilità di cura della bambina.

Una storia di dolore, coraggio e rinascita

Oggi quella che sembrava una storia senza via d’uscita si è trasformata in un racconto di rinascita. Sei mesi di attesa, paura e speranza hanno lasciato spazio a una nuova vita.

Ayeda, che non riusciva nemmeno a dormire per il dolore e il prurito, adesso può tornare a essere una bambina. E Palermo, ancora una volta, si conferma crocevia di umanità e medicina, dove il cuore della Sicilia batte forte quanto la scienza che salva vite.

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