Può un pesce riconoscersi allo specchio? La domanda sembra appartenere a un esperimento filosofico, ma è diventata una delle questioni più dibattute nello studio della cognizione animale. Al centro della ricerca c’è il labride pulitore, un piccolo pesce marino che vive nelle barriere coralline e che svolge un ruolo particolare nell’ecosistema: rimuove parassiti e residui dalla superficie di altri pesci.
Nel 2018, uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Biology ha riferito che alcuni esemplari di questa specie, Labroides dimidiatus, mostravano comportamenti compatibili con il superamento del cosiddetto test dello specchio. La ricerca ha suscitato un acceso dibattito su quanto sia possibile dedurre da un comportamento la consapevolezza di sé di un animale.
Il test consiste nell’osservare se un individuo, dopo aver visto la propria immagine riflessa, utilizza lo specchio per esaminare una parte del corpo che normalmente non riesce a vedere direttamente.
Il test dello specchio e la macchia sul corpo
Negli esperimenti, i ricercatori hanno abituato i pesci alla presenza dello specchio e hanno osservato le loro reazioni. In una fase successiva, alcuni esemplari hanno ricevuto un segno sulla zona della gola, visibile soltanto attraverso il riflesso.
Quando si trovavano davanti allo specchio, alcuni pesci cercavano di strofinare quella parte del corpo contro il substrato, come se stessero tentando di rimuovere qualcosa che avevano individuato osservando la propria immagine.
Questa risposta è stata interpretata come un possibile indizio di riconoscimento allo specchio. Tuttavia, la questione rimane controversa: un comportamento di questo tipo dimostra necessariamente consapevolezza di sé oppure può essere spiegato attraverso altre forme di apprendimento e associazione?
Gli scienziati non sono tutti d’accordo sull’interpretazione dei risultati. Il test, sviluppato inizialmente per studiare il riconoscimento di sé in alcune specie, potrebbe non essere adatto a misurare tutte le forme di cognizione presenti nel regno animale.
Un piccolo pesce, una grande domanda scientifica
I pesci pulitori sono già interessanti per il loro comportamento sociale. Devono riconoscere i clienti, distinguere situazioni differenti e gestire interazioni che possono comportare vantaggi o rischi. La loro attività di pulizia rappresenta un esempio di cooperazione ecologica, anche se non è sempre priva di conflitti.
Il dibattito sul test dello specchio invita a evitare due errori opposti: attribuire automaticamente agli animali una coscienza identica alla nostra oppure negare capacità cognitive soltanto perché si manifestano in modo diverso.
Riconoscere una macchia, reagire al riflesso e possedere una rappresentazione mentale di sé non sono necessariamente la stessa cosa. Per distinguere queste possibilità servono esperimenti accurati e interpretazioni prudenti.
La ricerca sui pesci pulitori mostra quanto sia ancora aperta la domanda sull’intelligenza animale. A volte, per mettere alla prova le nostre convinzioni, non serve un grande mammifero: può bastare un pesce lungo pochi centimetri.