La sorveglianza sanitaria attivata in Italia sui quattro connazionali rientrati dalla nave da crociera scientifica MV Hondius, collegata a un focolaio internazionale di Hantavirus Andes, riporta l’attenzione sul tema della gestione delle nuove minacce biologiche e sul ruolo dei professionisti sanitari nelle attività di prevenzione e controllo.
Il sindacato Nursing Up invita a evitare qualsiasi forma di allarmismo: al momento non esiste alcun quadro pandemico né elementi che giustifichino un’allerta generalizzata per la popolazione. Tuttavia, viene sottolineata la necessità di una gestione rigorosa dal punto di vista clinico e organizzativo, alla luce delle caratteristiche del virus coinvolto.
Il ceppo Andes dell’Hantavirus è infatti considerato l’unico tra gli hantavirus con documentata possibilità di trasmissione interumana e può presentare, nei casi più gravi, una letalità elevata. Una caratteristica che rende particolarmente delicata la gestione dei casi sospetti e richiede protocolli sanitari stringenti.
Il ruolo degli operatori sanitari nella sorveglianza
Il primo impatto operativo di un’eventuale emergenza infettiva ricade su tutto il personale sanitario coinvolto nei percorsi di cura: triage nei pronto soccorso, reparti infettivi, servizi territoriali e attività di monitoraggio epidemiologico.
In questo contesto, infermieri, ostetriche, medici e operatori sanitari rappresentano il primo livello di risposta e gestione dei casi sospetti.
Secondo Nursing Up, questa situazione si inserisce in un quadro già critico per il Servizio Sanitario Nazionale, segnato da una carenza strutturale di personale stimata in circa 175mila unità rispetto agli standard europei.
La gestione di situazioni a rischio biologico richiede:
utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuale
formazione continua e aggiornata
applicazione rigorosa dei protocolli di isolamento
tracciamento dei contatti
elevata resistenza fisica e psicologica degli operatori
Le criticità del sistema e il nodo delle responsabilità
Il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, evidenzia come l’emergere di patologie infettive complesse renda sempre più evidente una contraddizione strutturale del sistema sanitario.
Secondo De Palma, ai professionisti viene richiesto un ruolo sempre più centrale nella gestione del rischio epidemiologico e della sicurezza sanitaria, senza però un adeguato riconoscimento del livello di responsabilità e di esposizione al rischio biologico.
Il sindacato sottolinea inoltre che le attuali indennità contrattuali non sarebbero più adeguate ai nuovi scenari sanitari internazionali, evidenziando anche un divario retributivo significativo rispetto ad altri Paesi europei, che può arrivare mediamente a circa 1.000 euro mensili in meno per infermieri e operatori italiani.
La posizione di Nursing Up: servono investimenti strutturali
Per Nursing Up, il tema non riguarda la singola emergenza, ma la necessità di un rafforzamento strutturale del sistema sanitario e delle tutele professionali.
“Gli infermieri e gli altri professionisti sanitari rappresentano il primo argine operativo contro le nuove minacce biologiche globali”, afferma De Palma. “Non è più possibile continuare a chiedere livelli così elevati di responsabilità senza investimenti adeguati in organici, sicurezza, formazione e riconoscimento economico del rischio professionale”.
Il sindacato conclude sottolineando la necessità di una strategia complessiva che rafforzi il personale sanitario, per evitare che eventuali scenari epidemiologici più complessi possano mettere ulteriormente sotto pressione un sistema già fragile.