Gli animali sanno quando stanno per morire? I comportamenti misteriosi prima della fine

Quando un cane si allontana improvvisamente, un gatto cerca un luogo appartato o un animale smette di interagire con le persone, una delle domande che più spesso si pongono i proprietari è sempre la stessa: gli animali sanno quando stanno per morire?

La risposta della scienza è più complessa di quanto possano suggerire le storie e le convinzioni popolari. Non esistono prove sufficienti per affermare che gli animali abbiano una consapevolezza della morte identica a quella umana. Esistono però numerosi comportamenti, soprattutto nelle fasi avanzate di una malattia o quando l’organismo è molto debilitato, che possono far pensare a una sorta di percezione del proprio stato fisico.

Cani e gatti, per esempio, possono diventare più tranquilli, dormire molto più a lungo, ridurre l’interesse per il cibo e cercare luoghi silenziosi. Alcuni diventano più affettuosi e cercano continuamente la vicinanza del proprietario, mentre altri sembrano preferire stare da soli.

Questi cambiamenti non significano necessariamente che l’animale “sappia di dover morire”. Possono essere la conseguenza di dolore, debolezza, alterazioni neurologiche, difficoltà respiratorie o semplicemente della necessità di risparmiare energie.

Perché alcuni animali si isolano


Il comportamento di isolamento è uno degli aspetti che più alimentano il mistero. Un animale malato può cercare un angolo tranquillo della casa, nascondersi sotto un letto o allontanarsi dal gruppo. Nel caso dei gatti, questo comportamento può essere particolarmente evidente.

L’istinto può avere un ruolo importante. In natura un animale vulnerabile è maggiormente esposto ai predatori e può quindi cercare un luogo protetto quando è ferito o debilitato. Anche gli animali domestici conservano alcuni di questi comportamenti ancestrali.

Questo spiega perché un gatto che si nasconde improvvisamente non dovrebbe essere interpretato automaticamente come un animale che “si sta preparando a morire”. Potrebbe avere dolore, nausea, febbre, difficoltà respiratorie o un altro problema che richiede un controllo veterinario.

Anche negli animali selvatici sono state osservate modificazioni comportamentali quando un individuo è gravemente malato o ferito. In alcune specie sociali, tuttavia, accade qualcosa di apparentemente opposto: i compagni rimangono accanto all’animale debilitato, lo toccano, lo puliscono o modificano il proprio comportamento nei suoi confronti.

Cosa possiamo davvero capire dai loro comportamenti


Una delle difficoltà principali consiste nel distinguere la percezione del proprio malessere dalla consapevolezza della morte.

Un animale può certamente percepire cambiamenti nel proprio corpo. Può sentire dolore, debolezza, fame o sete alterate, difficoltà nel respirare e una riduzione delle energie. Non sappiamo però se queste sensazioni vengano trasformate in una rappresentazione mentale della morte simile a quella umana.

La ricerca scientifica ha comunque dimostrato che molte specie possiedono capacità cognitive ed emotive molto più sofisticate di quanto si pensasse in passato. Alcuni animali mostrano comportamenti compatibili con forme di lutto e reagiscono alla morte di un compagno. Gli elefanti, per esempio, possono soffermarsi a lungo sui resti di un altro individuo, mentre nei primati sono state osservate reazioni particolari nei confronti dei membri morti del gruppo.

Questo non significa necessariamente che comprendano la morte esattamente come noi.

Per chi vive con un cane o un gatto anziano, dunque, il cambiamento di comportamento deve essere soprattutto considerato come un segnale da ascoltare. Un animale che si nasconde, smette di mangiare, appare confuso, respira diversamente o perde interesse per ciò che normalmente lo stimola potrebbe avere bisogno di una valutazione veterinaria.

Più che chiedersi se “sappia di stare per morire”, è quindi importante chiedersi che cosa il suo comportamento stia cercando di comunicare. Gli animali non possono spiegare a parole ciò che provano, ma spesso il loro corpo e le loro abitudini rappresentano il primo campanello d’allarme.

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