Quante volte abbiamo chiamato il nostro cane o il nostro gatto e abbiamo avuto la netta impressione che ci abbia ignorato? Eppure, in molti casi, l’animale riconosce perfettamente il suono che associamo al suo nome. Il modo in cui reagisce, però, può essere molto diverso da quello di una persona che si sente chiamare.
Non sempre rispondere significa avvicinarsi
Cani e gatti possono imparare ad associare una determinata parola alla propria identità e, soprattutto, alla situazione in cui quella parola viene pronunciata. Il cane può avere imparato che il suo nome precede una carezza, una passeggiata, il pasto o un comando. Il gatto, invece, può riconoscere il proprio nome senza necessariamente interrompere quello che sta facendo.
È proprio questo uno dei motivi per cui può sembrare che il gatto “faccia finta” di non sentire. In realtà, riconoscere un suono non significa essere obbligati a reagire. Un gatto può girare appena la testa, muovere le orecchie o la coda oppure semplicemente continuare a stare dove si trova.
La risposta dipende anche dal tono della voce e dal contesto. Se il nome viene pronunciato sempre prima di qualcosa di piacevole, l’animale può imparare ad associarlo a un’esperienza positiva. Se invece viene utilizzato soprattutto per rimproverarlo, potrebbe sviluppare un’associazione diversa.
Il nome diventa una parola familiare
Per aiutare un animale a riconoscere il proprio nome è importante utilizzarlo in modo coerente. Pronunciarlo con un tono tranquillo e associarlo a carezze, giochi, premi o altre esperienze positive può facilitare l’apprendimento.
Con il tempo il nome diventa quindi uno dei tanti segnali che fanno parte del linguaggio quotidiano dell’animale. Non è necessario aspettarsi sempre una risposta evidente: anche un semplice movimento delle orecchie o uno sguardo possono indicare che il suono è stato percepito.
Se, invece, un animale che normalmente reagisce alla voce improvvisamente non risponde più a suoni o richiami, soprattutto se il cambiamento è accompagnato da altri comportamenti insoliti, è opportuno parlarne con il veterinario. In questi casi non bisogna attribuire automaticamente l’assenza di risposta a una presunta “disobbedienza”: un cambiamento improvviso nella capacità di percepire i suoni può avere diverse cause che meritano di essere valutate.