Gli animali riconoscono il proprio nome? Cosa capiscono davvero delle nostre parole

Quando diciamo il nome del nostro cane o del nostro gatto e lo vediamo girare la testa, alzare le orecchie o avvicinarsi, viene spontaneo pensare che abbia capito perfettamente ciò che gli abbiamo detto. Ma gli animali riconoscono davvero il proprio nome? E soprattutto, comprendono il significato delle parole oppure reagiscono semplicemente al tono della voce?

La risposta è sorprendente: diverse specie domestiche sono in grado di distinguere suoni e parole associati a persone, oggetti, azioni e situazioni, anche se le loro capacità di comprensione non possono essere sovrapposte a quelle umane.

Il cane può imparare moltissime parole

Nel cane la capacità di associare un suono a un oggetto o a un’azione è stata studiata in numerose ricerche. Alcuni soggetti particolarmente allenati hanno dimostrato di poter distinguere un numero molto elevato di parole, soprattutto quando vengono utilizzate con regolarità e sempre nello stesso contesto.

Questo non significa però che ogni cane comprenda il linguaggio umano come una persona. Spesso l’animale impara a collegare un determinato suono a una conseguenza: una passeggiata, un gioco, il cibo, un oggetto oppure un comando.

Anche il tono della voce ha un’importanza enorme. Un cane può reagire diversamente alla stessa parola pronunciata con voce allegra, severa o preoccupata. Per questo, quando un proprietario pronuncia il nome dell’animale, il cane può utilizzare contemporaneamente il suono della parola, l’intonazione e il contesto per interpretare ciò che sta accadendo.

La capacità di riconoscere il proprio nome non è comunque esclusiva dei cani. Anche i gatti possono imparare a distinguere il proprio nome da altre parole.

E i gatti perché a volte fanno finta di niente?



Chi vive con un gatto conosce bene la situazione: lo si chiama ripetutamente e lui sembra ignorare completamente la voce del proprietario. Questo, però, non significa necessariamente che non abbia sentito o riconosciuto il proprio nome.

Gli studi sul comportamento felino hanno mostrato che i gatti possono distinguere il proprio nome da parole foneticamente simili pronunciate dalla stessa persona. Il fatto che non rispondano sempre, quindi, è un’altra questione.

Un gatto può riconoscere perfettamente un suono senza considerarlo abbastanza importante da interrompere ciò che sta facendo. Se sta dormendo, osservando qualcosa dalla finestra o semplicemente non ha interesse a raggiungere il proprietario, potrebbe scegliere di non reagire.

È una differenza importante: riconoscere un segnale non significa necessariamente obbedire.

Anche alcuni uccelli, soprattutto specie particolarmente intelligenti come pappagalli e corvidi, possiedono capacità notevoli di apprendimento vocale e riconoscimento dei singoli individui. I pappagalli possono associare determinati suoni a persone o situazioni e, in alcuni casi, utilizzare vocalizzazioni in modo flessibile.

Quanto comprendono davvero le nostre parole?

La ricerca sul linguaggio animale continua a studiare quanto le diverse specie siano capaci di comprendere parole e simboli. Una cosa è però abbastanza chiara: gli animali non ascoltano necessariamente le nostre parole come facciamo noi, ma possono imparare associazioni estremamente sofisticate.

Un cane può capire che una determinata parola indica una passeggiata; un gatto può riconoscere il proprio nome; un pappagallo può associare un suono a una persona o a un oggetto.

E spesso gli animali utilizzano contemporaneamente informazioni diverse: voce, gesti, espressione del volto, postura, odori e situazione.

Per questo parlare con il proprio animale non è affatto inutile. Al contrario, la comunicazione quotidiana contribuisce alla costruzione di una relazione e permette all’animale di imparare a riconoscere sempre meglio i segnali utilizzati dalla persona con cui vive.

Forse non comprendono le nostre frasi esattamente come le comprenderebbe un altro essere umano. Ma quando il cane alza le orecchie sentendo il proprio nome o il gatto si gira improvvisamente verso di noi, una cosa è certa: quel suono, per lui, non è affatto privo di significato.

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