Gli animali che si curano da soli: quando la natura diventa una farmacia
Dalle scimmie che usano piante medicinali agli insetti che proteggono la propria salute: i sorprendenti comportamenti di automedicazione nel mondo animale
Per molto tempo si è pensato che soltanto l’uomo fosse capace di utilizzare la medicina per curare malattie e ferite. Ma osservando più attentamente il comportamento degli animali, gli scienziati hanno scoperto qualcosa di sorprendente: molte specie sembrano aver sviluppato strategie per proteggere la propria salute utilizzando ciò che trovano nell’ambiente.
Non si tratta di medicina nel senso umano del termine, con diagnosi e terapie organizzate, ma di comportamenti naturali che possono avere una funzione preventiva o curativa.
Questo fenomeno viene chiamato zoofarmacognosia, cioè la capacità degli animali di utilizzare sostanze naturali presenti nell’ambiente per ottenere benefici sul proprio organismo.
Uno degli esempi più studiati riguarda i primati. Alcune scimmie sono state osservate mentre ingeriscono parti specifiche di piante che normalmente non fanno parte della loro alimentazione abituale.
Gli scimpanzé, ad esempio, possono consumare foglie particolari con una consistenza ruvida che non vengono digerite completamente. Gli studiosi ipotizzano che questo comportamento possa aiutare a eliminare parassiti intestinali.
In altri casi sono state osservate scimmie che selezionano determinate piante quando mostrano segnali di malessere, un comportamento che suggerisce una conoscenza acquisita attraverso l’esperienza individuale o l’apprendimento sociale.
Anche gli animali domestici possono mostrare comportamenti simili. I gatti, per esempio, spesso mangiano erba, soprattutto quando vivono in casa. Non esiste una spiegazione unica valida per tutti gli individui, ma potrebbe essere un comportamento ereditato dai loro antenati selvatici, collegato alla digestione o all’eliminazione di residui ingeriti durante la pulizia del pelo.
I cani, invece, possono cercare spontaneamente alcune piante quando hanno disturbi gastrointestinali, anche se questo comportamento non deve essere interpretato automaticamente come una vera terapia.
