Giornate FAI d’Autunno sabato 10 e domenica 11 ottobre visite in luoghi straordinari in Sicilia
Palazzo Sclafani, Palermo (C) FAI
Visite a contributo libero in 700 luoghi straordinari in 350 città d’Italia, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti.
Più di 700 luoghi straordinari, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione della 15ª edizione delle Giornate FAI d’Autunno, il grande evento di piazza che il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, in programma sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 in 350 città d’Italia. L’iniziativa, organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi FAI presenti in tutte le regioni con il fondamentale contributo dei giovani volontari, invita il pubblico a scoprire l’immenso patrimonio storico, artistico e ambientale che ci circonda, grazie alle visite a contributo libero che per due giorni daranno vita a un grande racconto diffuso e corale, fatto di monumenti, architetture, paesaggi, opere d’arte, tradizioni e storie che rappresentano i territori e le comunità che li vivono.
Dagli edifici monumentali ai teatri, dalle chiese ai luoghi dell’educazione, dalle aree naturalistiche ai castelli, passando per collezioni d’arte, esempi di architettura contemporanea e siti insoliti e curiosi, la varietà delle aperture proposte sarà come sempre ampia e sorprendente (elenco dei luoghi aperti e modalità di visita su www.giornatefai.it).
Partecipare alle Giornate FAI d’Autunno non è solo un’occasione per conoscere il patrimonio culturale che ci circonda, ma anche un modo per contribuire concretamente alla sua cura, alla sua tutela e alla sua valorizzazione attraverso l’attività del FAI, di cui, a ogni visita, si potrà sostenere la missione con una donazione.
In questa edizione dell’evento il FAI riserverà una particolare attenzione all’artigianato italiano e al Made in Italy valorizzando i saperi, gli antichi mestieri, le tradizioni manifatturiere, la creatività e le eccellenze produttive che, insieme ai beni storici, artistici e paesaggistici, concorrono alla definizione dell’identità dei territori, e rendono l’Italia un punto di riferimento in tutto il mondo. La Fondazione si impegna a raccontare e a far conoscere a un pubblico sempre più ampio questo patrimonio culturale attraverso aperture e visite speciali, selezionate grazie all’attenzione e curiosità inesauste della sua Rete territoriale e alla collaborazione con Confindustria e Museimpresa.
“Le Giornate FAI ci ricordano che il nostro patrimonio storico, artistico e agricolo suscita non solo conoscenza, ma anche capacità e desideri. È un bacino di ispirazione per i cittadini, italiani e stranieri, che vogliono vivere in un mondo, anche domestico, in continuità con lo stile, la qualità e il gusto del nostro Paese. E lo è, nello stesso tempo, per i protagonisti del Made in Italy, che con la loro creatività e la serietà del loro lavoro assicurano all’Italia quella continuità creativa e produttiva che è uno degli inebrianti profumi che la rendono il Paese più desiderato al mondo” ha dichiarato il Presidente del FAI Marco Magnifico.
Le Giornate FAI d’Autunno si inquadrano nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale (Art 143, c 3, lett a), DPR 917/86 e art 2, c 2, D Lgs 460/97). Partecipare alla visita con una donazione significa sostenere la missione di cura e tutela del patrimonio culturale italiano della Fondazione. Ogni Iscritto al FAI e chi farà la tessera per la prima volta durante l’evento potrà beneficiare dell’accesso prioritario in tutti i luoghi e di aperture dedicate. Iscriversi al FAI significa diventare parte di un grande progetto e rappresenta un atto d’amore per l’Italia.
Alcune delle aperture più interessanti in Sicilia
Palermo
Palazzo Sclafani – Comando Militare Esercito Sicilia (Caserma R. Pilo)
Palazzo Sclafani, oggi sede del Comando Militare Esercito Sicilia (Caserma R. Pilo), riassume quasi sette secoli di trasformazioni urbane, sociali e militari di Palermo. L’edificio venne costruito nel XIV secolo da Matteo Sclafani; nel XV, dopo l’estinzione della famiglia, il palazzo passò al Senato di Palermo e fu trasformato nell’Ospedale Grande e Nuovo, una delle principali strutture di cura della città. In questo periodo il cortile fu decorato con il celebre affresco del Trionfo della Morte, realizzato intorno alla metà del Quattrocento da un originalissimo pittore ancora oggi anonimo, ma certamente legato alla temperie culturale che all’epoca vedeva un’ampia circolazione di artisti tra le varie corti europee. Nel 1852–1853 l’edificio venne ceduto alle autorità militari e con radicali rifacimenti è diventato Quartiere di Truppa, poi Caserma Rosolino Pilo.
Durante i bombardamenti del 1943, il palazzo fu gravemente danneggiato: l’anno successivo il Trionfo della Morte venne staccato e riposizionato per essere salvaguardato a Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale della Sicilia. Per le Giornate FAI d’Autunno verrà proposta un’apertura straordinaria ad alta accessibilità, che prevede un percorso tattile, con tavole a rilievo del Trionfo della Morte, modelli 3D dello stemma Sclafani, dell’Aquila Senatoria e della facciata, oltre a mappe e totem tattili, accompagnati da un audio-racconto descrittivo.
Il progetto, in collaborazione col Comando Esercito Sicilia e l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, comprende inoltre un tour virtuale ad alta accessibilità, con riprese degli spazi interni ed esterni, sottotitoli e audiodescrizione, per consentire la fruizione del bene anche a distanza. Infine, è prevista la realizzazione di una nuova riproduzione ad altissima risoluzione e fedeltà cromatica del Trionfo della Morte, finalizzata a valorizzare e trasmettere la memoria storica dell’opera. I visitatori dovranno presentarsi muniti di un documento d’identità in corso di validità.
Ipogei di Palazzo Marchesi Miqweh e pozzo medievale
Nel sottosuolo di Palazzo Marchesi, nel quartiere ebraico medievale, si potrà scoprire un pozzo a canna quadrata di 78 cm, di fattura medievale o forse già del X secolo, a pochi metri da un ambiente ancora oggetto di studio e identificabile con probabilità come Miqveh: due luoghi legati all’acqua, che fanno di questi ipogei uno dei nodi principali del nuovo itinerario sotterraneo di Palermo. Se la Sinagoga era il centro visibile e culturale della comunità, il Miqveh era nascosto ma indispensabile.

Era il luogo del bagno rituale di purificazione e solitamente veniva scavato molto in profondità per raggiungere le falde freatiche. Accanto alla cisterna gesuitica, sotto Palazzo Marchesi è stato rinvenuto nel 1992 un pozzo di grande interesse archeologico, collegato a una senia medievale, un ingegnoso meccanismo a trazione animale tipico della Piana di Palermo per sollevare l’acqua. È un pozzo con scala in pietra che conduce fino al fondo, simile a quello dello Steri. La sua presenza a pochi metri dal probabile Miqveh dimostra che nel quartiere ebraico l’acqua era centrale sia per l’uso rituale che per quello domestico. Per la peculiarità del luogo è possibile la formazione di code all’ingresso.
Burgio (AG)
Durante le Giornate FAI d’Autunno si potrà percorrere il borgo di Burgio, piccolo gioiello della Sicilia interna situato nell’alta valle del fiume Verdura, toccando i luoghi che lo rendono un simbolo dell’artigianato Made in Italy, e non solo. Tra le tappe, la Fonderia di Campane Virgadamo, una delle botteghe più antiche d’Italia, risalente al Cinquecento, l’unica fonderia di campane attiva nel Sud Italia. I visitatori potranno scoprire antiche tecniche costruttive e toccare con mano stampi storici, oltre ad ascoltare il rintocco delle campane appena create. Aprirà poi l’Antica Bottega Caravella, gestita dalla famiglia Caravella da metà Ottocento, l’unica bottega rimasta a custodire la lavorazione storica della ceramica smaltata di Burgio, una tradizione che si è consolidata a partire dal Cinquecento grazie alla presenza di numerose cave d’argilla sul territorio.

Entrare nel laboratorio significa veder nascere la ceramica, guidati dal racconto dei proprietari che condividono la memoria di un intero borgo artigiano. La bottega si trova nel centro storico, a poca distanza dal Museo della Ceramica, anch’esso visitabile. Tra le aperture imperdibili, la Chiesa e Convento dei Cappuccini, complesso edificato tra il 1634 e il 1647, uno dei massimi esempi di architettura francescana in Sicilia, celebre per ospitare il suggestivo Museo delle Mummie. Sul lato destro della navata si sviluppa il chiostro con le antiche celle dei frati, mentre sul lato sinistro si accede all’area sotterranea: la cripta custodisce 49 corpi mummificati di religiosi, nobili e benefattori locali risalenti ai secoli XVIII e XIX.
A differenza di altre cripte, qui le mummie indossano i corredi funebri originali splendidamente restaurati, una sfilata di abiti settecenteschi e ottocenteschi realizzati in velluti, sete, taffettà, lini, merletti e pizzi preziosi, accompagnati da oggetti personali intatti, come monili, calze, scarpe, cappelli e rosari. Fa parte dell’itinerario Castello Peralta, il più antico monumento del borgo, nella parte più alta del paese, fulcro attorno al quale si sviluppò l’originario nucleo urbano di impronta saracena. Di impianto planimetrico rettangolare, si raggiunge attraverso una scalinata in pietra che conduce fino al cortile d’armi, oggi trasformato in un grande affaccio panoramico. Domina la sommità una maestosa Croce in ferro, simbolo del Venerdì Santo burgitano, legato alla devozione della comunità locale.
Catania
Villa Zingali-Tetto
Nel 1926 l’avvocato Paolo Zingali Tetto affidò la progettazione della sua dimora a Paolo Lanzerotti, raffinato progettista catanese. La costruzione terminò nel 1930 e fu abitata dall’avvocato sino alla sua morte. L’immobile, su disposizione testamentaria dello stesso avvocato, venne donato all’Università di Catania e nel 1996, con il progetto coordinato Catania-Lecce – volto al recupero, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale dei due atenei – venne destinato a Museo della Rappresentazione. Dal 2015 è parte del Sistema Museale di Ateneo.
Lanzerotti disegna l’impianto planimetrico della villa con giardino all’italiana posto lateralmente e l’agrumeto nella parte retrostante. Nel progetto l’architetto recupera particolari decorativi e formali dal linguaggio barocco e neoclassico, studia la planimetria all’insegna della funzionalità, con ambienti illuminati da ampie vetrate e collegati da larghe porte a vetri en enfilade, spingendosi fino alla progettazione del mobilio.

La villa si eleva su due piani con rez-de-chaussée e piano nobile, collegati da un ascensore in ferro battuto. Gli interni, riccamente decorati, sono frutto della collaborazione di Lanzerotti con gli artigiani Gaetano D’Emanuele, per soffitti e pareti, e Salvatore Gregorietti, per la realizzazione delle vetrate a piombo policrome a motivi floreali del giardino d’inverno. In occasione delle Giornate FAI d’Autunno il museo aprirà al pubblico per un percorso alla scoperta della villa, delle collezioni custodite al suo interno e dei laboratori universitari. Sarà possibile ammirare il magnifico giardino d’inverno, il salone delle feste e gli ambienti privati della villa, come lo studio e la sala da pranzo, caratterizzati da grandi camini in marmo e pregiate rifiniture in legno. Il percorso prosegue con la visita alle mostre, permanenti e temporanee, allestite nelle stanze della villa, tra cui l’Archivio Progetti Francesco Fichera e il Fondo di iconografie e calcografie Giovanbattista Piranesi e minori. La visita si conclude con una passeggiata nel giardino all’italiana.
Acireale (CT)
Palazzo Nicolosi di Villagrande
Ingresso riservato agli Iscritti FAI
L’edificio, costruito fra il 1872 ed il 1878 a opera dell’ingegnere edile Saverio Cambria per volere di Carmelo Nicolosi Pennisi, quinto Barone di Villagrande e i suoi fratelli Angelo e Sebastiano, presenta elementi di ispirazione rinascimentale, come il bugnato diamantato del piano terra. Le alte paraste che colgono due piani, concluse da capitelli jonici e da una forte trabeazione, fanno del prospetto un’opera riuscita nell’originalità dei due portoni d’ingresso simmetrici di grandi dimensioni. Alla fine degli anni Cinquanta, con la scomparsa della Baronessa Lina Asmundo di Gisira Nicolosi, il primo piano del palazzo fu oggetto di interventi edilizi ed il salone ottocentesco, oggi oggetto di visita, venne accorpato ad una parte dell’edificio che non conserva più i decori dell’impianto originario, del quale resta lo scalone.
Palagonia (CT)
Parco archeologico e geologico Coste di Santa Febronia
Il sito, candidato al censimento nazionale del FAI “I Luoghi del Cuore”, è la tappa principale del percorso storico-archeologico proposto a Palagonia per le Giornate FAI d’Autunno 2026, insieme alla Basilica di San Giovanni e al Pozzo Blandini. Zona archeologica di grande rilievo, esplorata da Paolo Orsi nel 1917, le Coste di Santa Febronia prendono nome dall’eremo dedicato al culto dalla santa patrona del paese, basilica rupestre risalente al VI-VII sec, principale monumento della città di Palagonia. Si tratta di un ambiente ricavato da una precedente tomba preistorica, e che attraverso varie trasformazioni venne adibito a luogo di culto. Le Coste di Santa Febronia conservano, infatti, anche notevoli resti di un villaggio databile al II millennio a.C. Le indagini condotte dai tecnici della soprintendenza di Catania hanno messo in luce i resti di una capanna con il suo ricco corredo, un lungo muro che delimitava l’abitato e che conservava i resti di un focolare e la necropoli di tombe a grotticella artificiale disposte su filari regolari, cui si accedeva attraverso sentieri intagliati nella roccia.
La parete di fondo della basilica ospita un’abside, su cui sono affrescati il Cristo Pantocratore contornato da un’Annunciazione e da altre quattro figure sullo sfondo, databili intorno al XV secolo; ai lati dell’abside sono raffigurati il martirio di Santa Febronia e quello di San Bartolomeo, databili tra il XVI e il XVII secolo; mentre nella parete posta di fronte all’ingresso sono raffigurati Santa Lucia, un santo vescovo, un Angelo orante racchiuso in un tondo, Sant’Agata, Sant’Anastasia ed il peccato originale, anche questi databili tra il XVI e il XVII sec.
In questa parete è ricavato anche un secondo altare con nicchia atta ad ospitare una probabile icona, mentre nella parete a destra sono intagliati gli scranni per sedersi durante l’officiatura dei riti. Tra una delle finestrelle aperte sulla parete prospettica e l’affresco di Santa Febronia si notano tracce di un altro affresco rimosso, raffigurante probabilmente San Giovanni Battista. Al centro dell’ambiente si scende attraverso alcuni gradini lapidei in un ambiente a T, nelle cui pareti sono ricavate delle nicchie con funzione di colatoi per i corpi dei monaci dopo la morte. Il processo serviva a mummificarli parzialmente.
Messina
Salone dei mosaici della Stazione Marittima
Durante le Giornate FAI d’Autunno la Stazione Marittima di Massin offrirà la possibilità di osservare le manovre con cui i convogli vengono guidati sui binari interni delle navi tramite le storiche invasature, un rito quotidiano che dura da oltre un secolo e che muove volumi di traffico paragonabili a quelli dei grandi trafori alpini. Ma il vero cuore dell’esperienza sarà una riscoperta d’eccezione: l’opportunità esclusiva di accedere al Salone Mosaico per ammirare da vicino l’imponente Mosaico dell’Impero di Michele Cascella, gigantesca opera musiva che i lavori di restyling della stazione hanno lasciato nell’ombra per anni.

La Stazione Marittima di Messina, per la posizione strategica, assume un’importanza cruciale già verso la fine dell’Ottocento. Distrutta dal terremoto del 1908 ne viene proposta la riedificazione affidando il progetto all’architetto Angiolo Mazzoni, funzionario delle Ferrovie dello Stato fin dal 1921, che realizza un’imponente opera di architettura razionalista tra il 1937 e il 1939 per gestire lo scambio tra i treni e i traghetti diretti in Calabria. Fu lo stesso architetto Mazzoni, con un promemoria del 26 aprile 1938, a sottoporre all’attenzione dell’allora Direttore Generale delle Ferrovie dello Stato l’opportunità di decorare un salone della stazione con una raffigurazione musiva aderente alla tradizione siciliana.
Approdo e smistamento delle navi traghetto e dei convogli ferroviari, il progetto di Mazzoni mette in relazione parti della città trasformando il complesso sistema del nodo ferroviario in un evento urbano dai forti connotati architettonici e ricco di un articolato sistema di percorsi e spazi di uso pubblico. L’opera è una cerniera funzionale con un forte impatto visivo per coloro che, arrivando dal mare a bordo dei traghetti in navigazione lungo lo Stretto di Messina, trovano sullo sfondo questa enorme “abside” di travertino d’Alcamo.
Una composizione fondata essenzialmente su un sapiente assemblaggio di volumi puri che si connota attraverso il successivo alternarsi di pieni e di vuoti, di parti in luce e di parti in ombra. Il fronte principale dell’edificio è caratterizzato da un portico d’ingresso continuo sovrastato da una pensilina significativamente aggettante che riunisce in un unico organismo la stazione marittima e la stazione ferroviaria, il fabbricato viaggiatori, il fabbricato alloggi, il fabbricato impiegati, le poste e gli edifici per il funzionamento della stazione con tutte le pertinenze. Sono previste visite interattive per chi ha ridotte capacità motorie, per ipovedenti e non vedenti con l’ausilio di materiali tattili.
Gela (CL)
Laboratorio di restauro della “Gela II” e Museo dei Relitti
Il Museo dei Relitti greci e l’attiguo laboratorio di restauro sorgono a pochi passi dal mare, all’interno dell’area archeologica di Bosco Littorio, a Gela. La nascita del museo, moderno polo di 4.000 metri quadrati incastonato in un ambiente costiero di grande fascino naturalistico e storico, è legata allo straordinario ritrovamento, avvenuto nel 1998 nei fondali del golfo di Gela, del relitto di una nave oneraria greca arcaica naufragata circa 2.500 anni fa. Dopo il delicato recupero delle strutture lignee e un complesso intervento di restauro internazionale eseguito a Portsmouth per garantirne la conservazione, lo scafo (“Gela I”) è tornato in Sicilia.

L’edificio museale, avveniristica struttura espositiva progettata dalla Soprintendenza di Caltanissetta, è stato inaugurato per offrire una dimora definitiva a questa eccezionale testimonianza dei traffici commerciali e della navigazione antica nel Mediterraneo. Poco distante, a Bosco Littorio, prosegue oggi lo scavo e il restauro del relitto “Gela II”. Durante le Giornate FAI d’Autunno 2026, in via del tutto eccezionale, i visitatori potranno accedere al laboratorio dove si svolgono le attività di restauro della nave “Gela II”, normalmente chiuso al pubblico, osservando da vicino le fasi di intervento, oggi a uno stadio già avanzato. Il percorso prosegue poi al Museo dei Relitti greci, dove sarà possibile ammirare da vicino il fasciame millenario della nave “Gela I”, con il suo carico di anfore, ceramiche e lingotti di oricalco, e approfondire le ultime scoperte sul carico della nave “Gela II”.
Piazza Armerina (EN)
Chiesa Madonna della Neve Piazza Armerina
Nel 1627 gli Agostiniani della Congregazione di Osservanza di Centorbi, insediati nel feudo di Polleri, decisero di trasferirsi nel centro della città di Piazza Armerina, nei pressi del Castello Aragonese, dove costruirono una cappella con il titolo di Maria Santissima della Neve. Tra il 1679 ed il 1680, a causa della espansione della comunità religiosa, si decise di edificare una chiesa più grande, con le forme dell’attuale edificio. Nel 1697 si eseguirono nel complesso imponenti lavori di restauro per riparare i danni del terremoto del 1693. Nel 1867 gli Agostiniani, a causa delle leggi del Regno d’Italia, vennero cacciati dal convento, che rimase abbandonato per poi crollare nel 1891. Nel 1913 il complesso divenne di proprietà delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto e la chiesa di proprietà della Parrocchia Maria Santissima delle Vittorie.
La comunità religiosa iniziò i lavori di ricostruzione del convento e di restauro della chiesa. L’interno della chiesa è a unica navata longitudinale, con un coro ligneo. L’intero repertorio decorativo e iconografico degli stucchi e dei dipinti rimanda all’originaria presenza della comunità agostiniana. Alle pareti laterali si trovano due altari secondari, due per lato. Il portale presenta una cornice in pietra arenaria intagliata. Dello stesso materiale sono realizzati la nicchia al centro, sopra l’ingresso principale, e più in alto la cornice della finestra rettangolare.
Il paramento murario è in conci di pietra lasciati a vista. Il paramento murario è in conci di pietra lasciati a vista. Le superfici delle pareti interne sono interamente rivestite da una ricca decorazione plastica in stucco. Col medesimo materiale sono state realizzate le macchine degli altari laterali. in controfacciata si trova una cantoria, sorretta da un grande arco. L’aula è coperta da volta a botte lunettata, rivestita da decorazioni in stucco, in continuità con l’apparato decorativo delle pareti.
Ragusa
Cava Gonfalone
La Cava Gonfalone è una cavità artificiale imponente, ampia 1,5 ettari e alta fino a 12 metri, scavata nel cuore della città di Ragusa e tra le più spettacolari della Sicilia. Questa straordinaria rete di cave sotterranee sono state scavate nel calcare a partire dal Settecento per estrarre la pietra bianca usata nella ricostruzione della città dopo il devastante terremoto del 1693. Cava Gonfalone è “la città in negativo”, lo specchio sotterraneo che ha permesso la nascita della Ragusa visibile in superficie Cava Gonfalone: un momento della storia di Ragusa rimasto intatto, dove i segni del piccone dei pirriaturi e delle seghe circolari ancora parlano, parete dopo parete. I visitatori si troveranno immersi in un’atmosfera fuori dal tempo, dove ogni segno sulla roccia è una firma lasciata dall’uomo.

Siracusa
Biblioteca Alagoniana e Museo Diocesano
Durante le Giornate FAI d’Autunno sarà possibile visitare la Biblioteca, all’interno del Palazzo Arcivescovile, e il Museo Diocesano, che custodisce una collezione di arte sacra, comprendente opere pittoriche, sculture, argenti e paramenti liturgici, testimonianze della ricca tradizione spirituale e artistica della Chiesa siracusana. La Biblioteca, fondata nel 1780, fu voluta e finanziata dal vescovo Giambattista Alagona per fungere da Pubblica Libreria a servizio della gioventù siracusana. Per difendere la collezione dai furti, il vescovo emanò un severo decreto di scomunica contro chiunque sottraesse libri o manoscritti.

Le collezioni si ampliarono grazie ad acquisti mirati a Napoli, come la Bibbia Poliglotta del 1652, e ai lasciti di illustri famiglie e studiosi locali. Il Museo, all’interno della settecentesca Casa degli Esercizi, fu concepito come luogo destinato agli esercizi spirituali del clero, offrendo uno spazio di ritiro e meditazione per i sacerdoti della diocesi. Ogni oggetto esposto porta con sé una valenza spirituale, oltre che storica e culturale. L’idea di un Museo Diocesano era già presente nei desideri del vescovo Bignami sin dal 1905, in coincidenza con i primi restauri della Cattedrale. Dopo un lungo cammino, il museo è divenuto oggi spazio espositivo e luogo di testimonianza, custode della fede e dell’arte della comunità siracusana.
San Vito Lo Capo (TP)
Faro di San Vito Lo Capo
Aprirà al pubblico un bene particolare e di grande fascino, il Faro di San Vito Lo Capo, uno dei più importanti della Sicilia, che rappresenta uno dei simboli della cittadina del Trapanese. La torre si erge a 43 metri sul livello del mare. La costruzione del faro si deve al Regno Borbonico. Nella prima metà dell’Ottocento si decise di edificare numerosi punti lungo le coste del Regno delle Due Sicilie per rendere più sicura la navigazione d’altura e quella costiera. I lavori iniziarono nel 1854 e l’accensione della prima luce, con luce bianca fissa e rossa a splendori, risale al 1° agosto 1859. Le spese di costruzione furono: lire 60.231 per le opere edili, lire 31.050 per la lanterna poligonale della Ditta Lapaut, l’ottica e l’impianto illuminante e lire 142 per gli arredi. Il faro principale è dotato di una ottica rotante ed emette lampi bianchi, con un periodo di 5 secondi, con portata di 25 miglia nautiche.

Il fanale emette luce rossa isofase con periodo di 4 secondi, ha una portata di 6 miglia nautiche, è visibile da 165° a 225°, e sta a segnalare la secca a nord di Capo San Vito. Il faro ed il fanale sono gestiti dal Comando Zona Fari della Marina Militare con sede in Messina (che si occupa di tutti i fari della Sicilia), e in particolare dalla Reggenza Fari e Segnalamenti marittimi di San Vito Lo Capo. La visita si compone di due parti: una prima parte, accessibile a tutti, si svolge nell’area alla base della torre del faro, dove saranno mostrati gli strumenti utilizzati nel corso del tempo per il funzionamento di questo faro e dove vengono date tutte le spiegazioni di carattere storico e tecnico. Una seconda parte prevede l’accesso alla sommità della torre dove è posizionata la lente del faro. Per raggiungere la sommità del faro sono presenti circa 200 gradini di una scala a chiocciola.
La salita in cima al faro prevede alcune brevi soste, sconsigliata a chi soffre di claustrofobia, vertigini, difficoltà motorie e cardiopatici. Non potranno accedere bambini piccoli e animali, anche di piccola taglia. Le visite potranno essere interrotte nel caso di condizioni meteo avverse e non idonee.
Elenco completo delle aperture in SICILIA e modalità di partecipazione su:
https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-autunno/i-luoghi-aperti/?regione=SICILIA
Si ringrazia la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, da anni al fianco del FAI in occasione degli eventi nazionali. Nel corso delle Giornate FAI d’Autunno 50 siti storici, artistici e culturali destinatari di finanziamenti europei, saranno visitabili a testimonianza dell’impegno dell’Europa nella salvaguardia e sviluppo del patrimonio culturale italiano ed europeo. Le Giornate FAI d’Autunno 2026 si svolgono in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il Patrocinio del Ministero della Cultura, di Regione Siciliana, di tutte le Regioni e le Province autonome italiane.
Si ringraziano la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, da tempo al nostro fianco con i suoi volontari, e il Ministero della Difesa, lo Stato Maggiore della Difesa e le Forze armate che hanno concesso l’apertura di alcuni loro luoghi simbolo. Si ringrazia il Fondo Edifici di Culto per averci concesso l’apertura di alcune chiese di sua proprietà nell’ambito dell’accordo di collaborazione siglato con il Ministero dell’Interno. Un ringraziamento per il generoso sostegno alla buona riuscita della manifestazione all’Arma dei Carabinieri e alla Croce Rossa Italiana.
Si ringraziano Confindustria e Museimpresa per la collaborazione nell’individuazione e nel coinvolgimento di imprese e musei d’impresa che, in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, apriranno eccezionalmente le proprie porte al pubblico, quali testimonianze significative del saper fare italiano.
Le Giornate FAI d’Autunno 2026 sono rese possibili grazie al fondamentale sostegno di importanti aziende illuminate:
Dolce&Gabbana, la casa di moda che fin dalla sua fondazione riconosce e promuove le eccellenze artigiane italiane e il patrimonio artistico e culturale del territorio, vicina al FAI in qualità di Partner. Una speciale collaborazione basata sui valori comuni di italianità, amore per il Fatto a mano, responsabilità etica, formazione delle giovani generazioni, creatività e bellezza.
Groupama Assicurazioni, tra i principali player del settore assicurativo in Italia, da sempre impegnata nella salvaguardia del nostro patrimonio e già Corporate Golden Donor del FAI, rinnova il suo sostegno all’evento in qualità di Sponsor per il quarto anno consecutivo.
In occasione delle Giornate FAI d’Autunno, presso Palazzo Scalfani a Palermo sarà presente anche Nims S.p.A., società del Gruppo Lavazza, che accoglierà i visitatori offrendo loro un’esperienza di degustazione di Lavazza Tablì, espresso realizzato con tab 100% caffè.
Seda packaging Group, fondato ad Arzano (Napoli) e leader internazionale nella produzione di packaging alimentare in carta, è al fianco della Fondazione per il secondo anno consecutivo. Una collaborazione che rappresenta la naturale espressione dei valori dell’azienda e del suo impegno verso le generazioni future, in piena sintonia con la missione del FAI.
Italo, primo operatore privato italiano sulla rete ferroviaria ad alta velocità, rinnova il proprio sostegno al FAI, contribuendo a promuovere un turismo sostenibile e a favorire la scoperta dei luoghi più significativi del patrimonio culturale italiano.
Si ringrazia Ferrero, storica amica del FAI, da sempre impegnata nello sviluppo delle comunità e al rispetto dell’ambiente, per il prezioso sostegno all’evento.
Grazie, inoltre, a Ferrarelle Società Benefit, Partner degli eventi istituzionali e acqua ufficiale del FAI, che ha donato il proprio prodotto per l’iniziativa ed è presente tra i luoghi visitabili con il suo Parco Sorgenti di Riardo (CE), patrocinato FAI ed esempio virtuoso di gestione responsabile delle risorse custodite, nonché di valorizzazione del patrimonio agricolo-paesaggistico.
Le Giornate FAI d’Autunno chiudono la Settimana di sensibilizzazione Rai dedicata ai beni culturali in collaborazione con il FAI. Dal 5 all’ 11 ottobre, come ormai da oltre 10 anni, Rai conferma l’impegno del Servizio Pubblico multimediale alla promozione, cura e tutela del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico italiano. Rai sarà infatti in prima linea al fianco del FAI con tutti i canali radiofonici e televisivi e attraverso RaiPlay e RaiPlay Sound per creare un racconto corale che metterà al centro la bellezza e la sostenibilità del nostro patrimonio. Rai è Main Media Partner del FAI e supporta in particolare le Giornate FAI d’Autunno 2026 anche attraverso la collaborazione di Rai per la Sostenibilità ESG.
Il FAI ringrazia la FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta per la preziosa e duratura collaborazione, che rappresenta un passo importante volto a coniugare la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale con un modello di mobilità dolce, capace di valorizzare i territori e ridurre l’impatto ambientale.
Grazie di cuore per l’organizzazione e la gestione dell’iniziativa a tutti i Delegati della Rete territoriale del FAI – 19 Direzioni Regionali, 135 Delegazioni, 113 Gruppi FAI, 94 Gruppi FAI Giovani e 18 Gruppi FAI Ponte tra culture – e a tutti i volontari attivi in Italia.
Un ringraziamento speciale agli oltre 9.000 Apprendisti Ciceroni, studenti appositamente formati che accompagneranno il pubblico alla scoperta dei luoghi aperti, vivendo un’esperienza di cittadinanza attiva e partecipazione culturale.
Infine, un sentito grazie ai proprietari dei luoghi aperti e alle amministrazioni comunali che hanno aderito all’iniziativa, contribuendo a rendere possibile questo straordinario evento diffuso.
Elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione su www.giornatefai.it
