La crisi energetica che negli ultimi anni ha colpito l’Europa e l’area del Mediterraneo continua a produrre effetti pesanti su molte attività economiche. Le tensioni geopolitiche e i conflitti che hanno coinvolto l’area mediterranea hanno infatti spinto verso l’alto i prezzi dei carburanti, incidendo in modo significativo soprattutto sui settori che dipendono direttamente dal gasolio, come quello della pesca.
In questo contesto si inserisce la difficile situazione vissuta dai pescatori di Lampedusa, che stanno valutando decisioni drastiche pur di far fronte ai costi ormai insostenibili.
La protesta della marineria di Lampedusa
“I pescatori di Lampedusa si sono riuniti per decidere se continuare ad andare a pescare o consegnare le licenze da pesca per l’impossibilità di guadagnare almeno i soldi per la spesa”.
Lo afferma Totò Martello, presidente del consorzio pescatori di Lampedusa e consigliere comunale del Partito Democratico, intervenendo sulla difficile situazione legata al costo del carburante sull’isola.
“La guerra che ha incendiato il Mediterraneo – spiega Martello – ha fatto schizzare i prezzi del gasolio alle stelle: un litro per i cittadini costa circa 2,50 euro, mentre quello destinato ai pescherecci costa 1,35 euro al litro per rifornimenti inferiori ai 3.000 litri. Per quantitativi superiori ai 3.000 litri il prezzo scende a 1,17 euro e sopra gli 8.000 litri a 1,07 euro, ma resta comunque con una differenza di 40-50 centesimi in più rispetto al gasolio acquistato in Sicilia”.
Secondo il presidente del consorzio, questa situazione economica già difficile si somma a problemi storici che da anni penalizzano la pesca locale. “Ci sono le barche dei migranti affondate che si impigliano nelle reti – spiega – l’invasione delle nostre acque territoriali da parte di imbarcazioni dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo e gli effetti del cambiamento climatico, che riduce le catture”.
La marineria di Lampedusa ha quindi proclamato lo stato di agitazione e chiede un confronto immediato con la Regione Siciliana. I pescatori domandano di essere convocati al più presto per trovare soluzioni concrete e salvaguardare un settore che rappresenta una parte fondamentale dell’economia e della tradizione dell’isola.