Frode sui carburanti: smantellato sistema di evasione tra Sicilia ed Est Europa

L’operazione della Guardia di Finanza di Catania ha portato al sequestro di beni per oltre 235mila euro e a misure cautelari per cinque soggetti. Il gasolio veniva spacciato per “liquido anticorrosivo” o sottratto all’agricoltura.

Un complesso sistema di frode fiscale nel settore dei prodotti energetici è stato scoperto dalla Procura e dalla Guardia di Finanza di Catania. L’indagine ha coinvolto diverse province italiane, da Roma a Udine, portando all’emissione di misure cautelari per cinque persone. Al centro dell’inchiesta l’imprenditore di Adrano, Alfredo Carcagnolo, accusato di aver orchestrato un meccanismo per rifornire la propria flotta di tir con gasolio a prezzi stracciati, evadendo totalmente IVA e accise.

Il trucco del “liquido anticorrosivo”


Il primo filone della frode riguardava l’importazione di circa 400.000 litri di gasolio da raffinerie dell’Est Europa. Per eludere i controlli e le tasse, il carburante viaggiava su gomma e rotaia accompagnato da documenti falsi che lo classificavano come “liquido bio anticorrosivo”, un prodotto esente da imposte. Grazie alla collaborazione di un intermediario a capo di una società inglese, il gasolio arrivava in Sicilia pronto per essere utilizzato illegalmente.

Oltre alle importazioni dall’estero, l’organizzazione sfruttava il regime agevolato riservato al settore agricolo. Il carburante, che gode di IVA al 10% e accise ridotte, veniva prelevato da un deposito nell’ennese e fatturato fittiziamente a una cooperativa agricola di Biancavilla. In realtà, il gasolio finiva direttamente nei serbatoi dei mezzi pesanti delle ditte di Carcagnolo, garantendo un vantaggio competitivo illecito ai danni degli operatori onesti.

Sequestri e sanzioni alle imprese


L’intervento delle Fiamme Gialle ha permesso di sottoporre a sequestro 143.000 litri di carburante, un deposito abusivo e numerosi automezzi e cisterne. Sul piano patrimoniale, il GIP ha disposto il blocco di conti correnti e beni per un valore superiore a 235.000 euro. Oltre alle responsabilità penali individuali, è stata applicata la normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001) nei confronti della società principale, poiché il sistema illecito era volto a favorire direttamente il profitto aziendale.

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