Non sarà possibile stabilizzare in modo definitivo l’intero versante interessato dalla frana che lo scorso gennaio ha colpito Niscemi. È quanto emerge dalla seconda relazione redatta dal gruppo di docenti dell’Università di Firenze guidato dal geologo Nicola Casagli, incaricato dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri di analizzare il disastro che ha sconvolto il centro del Nisseno.
Secondo gli esperti, le analisi condotte confermano che, a causa delle dimensioni del sistema franoso, della profondità delle superfici di scivolamento e delle caratteristiche geologiche dei terreni coinvolti, non è tecnicamente possibile ottenere una stabilizzazione definitiva del versante attraverso interventi strutturali estensivi.
Per questo motivo, spiegano i geologi nel rapporto, la gestione del dissesto dovrà basarsi su strategie di mitigazione del rischio e su un approccio adattivo fondato su monitoraggio continuo e controllo dei principali fattori di instabilità.
Le strategie: controllo delle acque e interventi progressivi
Gli studiosi sottolineano che uno dei processi ancora in corso è l’arretramento della scarpata formatasi durante la fase più intensa del movimento franoso. Gli interventi, quindi, non dovranno puntare alla ricostruzione della morfologia originaria del versante, ma accompagnare l’evoluzione naturale del pendio.
Tra le azioni previste rientrano opere di riprofilatura dei versanti, regimazione delle acque superficiali e interventi di protezione dall’erosione. Gli esperti avvertono inoltre che rimane possibile la riattivazione del movimento profondo lungo superfici di scivolamento già esistenti.
Le strategie di mitigazione dovranno quindi concentrarsi soprattutto sul controllo delle acque. Nel medio periodo gli interventi saranno orientati alla riduzione delle infiltrazioni, alla captazione delle emergenze idriche, alla regimazione delle acque meteoriche e alla protezione dall’erosione alla base dei versanti.
Tra le opere strutturali proposte figurano la riorganizzazione delle reti fognarie e acquedottistiche dell’abitato di Niscemi, la realizzazione di sistemi di drenaggio tramite pozzi di emungimento e gallerie drenanti profonde, oltre alla riprofilatura delle scarpate e a interventi di stabilizzazione localizzata.
Previsti anche interventi di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua, in particolare del torrente Benefizio, con l’obiettivo di ridurre l’erosione e controllare la forza del deflusso delle acque.
Nel lungo periodo, conclude il rapporto, solo ulteriori e più approfondite indagini geologiche e geotecniche potranno consentire di progettare eventuali opere strutturali mirate, che tuttavia potranno agire solo su singole aree e non garantire una stabilizzazione complessiva dell’intero sistema franoso. (foto Ansa)