Sotto la lente della Procura Europea docenti universitari, ricercatori e imprenditori. Al centro dell’inchiesta i progetti Bythos e Smiling finanziati con risorse comunitarie.
La Procura Europea indaga su una presunta truffa ai danni dell’Unione Europea che coinvolgerebbe 23 persone tra docenti universitari palermitani, ricercatori e imprenditori. L’inchiesta è coordinata dai pubblici ministeri Gery Ferara e Amelia Luise.
Tra i principali indagati figurano il professore Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo e responsabile scientifico dei progetti di ricerca Bythos e Smiling, e Antonio Fabbrizio, amministratore e ritenuto titolare di fatto delle associazioni Progetto Giovani e Più Servizi Sicilia.
Per 17 degli indagati i pm avevano richiesto misure cautelari già nel dicembre 2024, nell’ambito di un’inchiesta su una presunta truffa all’Unione Europea dal valore superiore a un milione di euro. Tuttavia, il 6 febbraio scorso — notizia emersa solo ora — il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo ha respinto la richiesta.
Secondo il gip, pur in presenza di gravi indizi di colpevolezza a carico della maggior parte degli accusati, non sussisterebbero le esigenze cautelari. A incidere sulla decisione sarebbe stata in particolare «la risalenza nel tempo delle condotte», avvenute oltre un anno prima. La Procura Europea ha comunque presentato ricorso al Tribunale del Riesame.
Costi gonfiati, attività fantasma e fondi neri: il sistema ipotizzato
L’indagine ipotizza a vario titolo i reati di truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione e falso materiale.
Secondo gli inquirenti, nell’ambito del programma scientifico Bythos — finanziato con fondi europei — sarebbero stati rendicontati costi relativi ad attività di ricerca e all’acquisto di attrezzature scientifiche in realtà mai sostenuti. L’inchiesta sarebbe partita dalle dichiarazioni di due ricercatori, che hanno indicato nomi e cognomi di professori che, pur risultando retribuiti per lavorare al progetto, non avrebbero mai contribuito concretamente alla ricerca.
Lo scopo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di gonfiare artificialmente le spese per ottenere contributi europei più elevati.
Oltre ai compensi per attività mai svolte, sarebbero stati simulati anche acquisti mai effettuati, con la complicità di alcuni imprenditori. Questo meccanismo avrebbe consentito la creazione di fondi neri dai quali attingere successivamente.
Le indagini proseguono per accertare eventuali responsabilità e verificare l’effettiva portata del presunto sistema illecito.
Rettore Massimo Midiri piena fiducia nella magistratura
“La notizia relativa alla presunta truffa ai danni dell’Unione Europea, che sta coinvolgendo la nostra Università, suscita profondo dolore e ferma indignazione. Esprimo – dichiara il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri – piena fiducia nella magistratura e assicuro che, qualora i fatti venissero accertati, l’Ateneo adotterà ogni misura necessaria, agendo con il massimo rigore nei confronti dei responsabili di condotte che giudichiamo inaccettabili.
La vicenda, che coinvolge un gruppo circoscritto afferente a un singolo dipartimento, ci colpisce, non solo per la rilevanza delle azioni delittuose contestate, ma anche perché rischia di offuscare l’impegno e l’integrità dei professori, dei ricercatori e del personale UniPa, i quali ogni giorno operano con spirito di servizio, competenza e senso di responsabilità nello sviluppo di attività scientifiche essenziali per il progresso della società e del Paese.
L’Università, per questo, ha già avviato un’indagine interna approfondita, che riguarderà non solo il dipartimento coinvolto, ma comprenderà anche una più ampia attività di ricognizione generale, al fine di garantire la massima trasparenza sulla gestione dei fondi dei progetti di ricerca”.