Minacce e violenze anche fisiche per ottenere denaro, con telefonate e videochiamate effettuate illecitamente dalla prigione. È quanto emerso da un’indagine dei carabinieri di Alcamo, con il supporto dei colleghi del Nucleo investigativo di Palermo, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati, accusati di estorsione e rapina aggravata.
Tre dei destinatari del provvedimento erano già detenuti per un’altra causa, mentre il quarto si trovava sottoposto al regime di semilibertà. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Trapani, avrebbe consentito di ricostruire un sistema di richieste estorsive portate avanti anche dall’interno della casa circondariale di Favignana, attraverso l’utilizzo di utenze e apparati telefonici introdotti e detenuti illegalmente.
Le richieste di denaro partite dalla prigione
L’indagine è iniziata nel febbraio 2026 e si è sviluppata nell’arco di circa tre mesi, attraverso intercettazioni telefoniche, riprese video e servizi di osservazione e controllo sul territorio.
L’attenzione degli investigatori si era inizialmente concentrata su un pregiudicato di Alcamo, che in quel periodo si trovava detenuto nel carcere di Favignana. Gli approfondimenti hanno poi coinvolto altri tre indagati, anch’essi reclusi nella stessa struttura nel periodo preso in esame.
Secondo l’ipotesi accusatoria, i detenuti avrebbero continuato a esercitare pressioni sulla vittima utilizzando telefoni introdotti illecitamente all’interno dell’istituto penitenziario.
In una circostanza, il principale indagato avrebbe incaricato gli altri tre di rintracciare la persona offesa mentre si trovavano in permesso. L’obiettivo sarebbe stato quello di consentire una videochiamata direttamente dal carcere di Favignana, così da rendere più concreta e attuale la minaccia di possibili ritorsioni e rafforzare l’efficacia della richiesta di denaro.
Almeno 20mila euro tra contanti e ricariche Postepay
Gli accertamenti investigativi e le attività tecniche avrebbero permesso di ricostruire una serie di condotte che, secondo i carabinieri, si sarebbero protratte tra il 2024 e il 2026.
Nel corso di questo periodo, la vittima sarebbe stata indotta, attraverso minacce e violenze talvolta anche fisiche, a consegnare somme di denaro per un importo complessivo di almeno 20mila euro. I pagamenti sarebbero avvenuti sia in contanti sia attraverso ricariche effettuate su diverse carte Postepay.
Sulla base degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per tutti e quattro gli indagati, nell’ambito del procedimento coordinato dalla Procura di Trapani.
La posizione degli indagati dovrà essere valutata nel corso del procedimento giudiziario. Resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.