Diga Castello di Bivona, avviato lo sversamento: l’acqua riempirà i laghetti irrigui

Nella diga Castello di Bivona, in provincia di Agrigento, sono iniziate le operazioni di rilascio dell’acqua dopo che l’invaso ha raggiunto la quota massima autorizzata a seguito delle abbondanti piogge delle ultime settimane. La misura, disposta dal dipartimento regionale Acqua e rifiuti, prevede lo sversamento di circa due metri cubi al secondo attraverso il fiume Magazzolo per mantenere i livelli del bacino sotto la soglia di sicurezza.

La situazione ha riacceso il dibattito sulla gestione delle risorse idriche nella provincia agrigentina, dove a pochi chilometri di distanza, a Canicattì, cittadini e agricoltori continuano a protestare per la carenza d’acqua e i rubinetti spesso a secco.

Livelli al massimo dopo le piogge


La diga, destinata principalmente a uso irriguo, fino a due estati fa risultava quasi completamente vuota. Le precipitazioni dell’ultimo mese hanno invece determinato un consistente afflusso d’acqua, con circa 12 milioni di metri cubi in ingresso e il superamento della quota massima consentita dall’organo di vigilanza.

Per ragioni di sicurezza, come previsto dal Documento di Protezione Civile, è stato quindi avviato il rilascio controllato di una parte dell’acqua accumulata. Parallelamente è stato attivato l’adduttore a valle dello sbarramento, che consente di trasferire le risorse verso vasche di accumulo e serbatoi destinati all’irrigazione.

Acqua destinata all’agricoltura, solo una minima parte in mare


Il dipartimento regionale ha precisato che l’acqua rilasciata non viene interamente dispersa. Una quota significativa viene infatti convogliata nei serbatoi e nei laghetti artificiali utilizzati per l’agricoltura, contribuendo al progressivo riempimento delle riserve irrigue del territorio.

Solo dopo la saturazione delle strutture di accumulo, la parte residua dell’acqua in eccesso viene fatta defluire in mare, e comunque in quantità limitate. Una procedura necessaria per garantire la stabilità dell’invaso e la sicurezza dello sbarramento.

Intanto, anche in altri bacini della zona, come quello di Piano di Leone nel territorio di Santo Stefano Quisquina, si registrano livelli prossimi al limite, mentre proseguono gli interventi di realizzazione di nuovi pozzi, operazioni che sollevano preoccupazioni sulla stabilità e sull’equilibrio idrico complessivo del territorio.

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