Si allarga l’indagine epidemiologica avviata dall’Asp di Palermo dopo la morte di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni deceduta nella notte tra mercoledì e giovedì all’Ospedale dei Bambini dopo aver contratto la difterite. Sono circa dieci i tamponi risultati positivi tra familiari e persone vicine alla piccola, su oltre quaranta test effettuati finora.
Le persone risultate positive, in prevalenza minori, non hanno sviluppato i sintomi della malattia. Secondo quanto riferito dall’Asp, la loro condizione è legata al fatto che risultano vaccinate almeno con una dose o con un ciclo vaccinale, circostanza che avrebbe contribuito a proteggerle dalle forme più gravi. Per tutti è comunque previsto l’isolamento e sono state adottate le misure di profilassi necessarie.
L’obiettivo dell’indagine sanitaria resta quello di ricostruire la catena dei contatti e individuare il possibile paziente zero, cioè la persona che potrebbe aver trasmesso il batterio alla bambina. L’Asp sta quindi estendendo progressivamente gli accertamenti anche alle persone che hanno avuto contatti indiretti con la famiglia.
Dieci positivi tra i contatti della bambina
I primi tamponi sono stati effettuati su familiari, parenti e amici che si sono presentati spontaneamente per sottoporsi agli accertamenti dopo la conferma della difterite. Complessivamente sono stati eseguiti più di quaranta test e una decina ha dato esito positivo.
La presenza del batterio non significa necessariamente che le persone risultate positive sviluppino una forma clinica della malattia. Nel caso dei contatti individuati dall’Asp, infatti, quasi tutti i positivi sono minori e risultano vaccinati, almeno parzialmente. La vaccinazione rappresenta un elemento fondamentale nella protezione dalle conseguenze più gravi dell’infezione.
Resta però alta l’attenzione degli operatori sanitari, perché la presenza del batterio tra i contatti dimostra che la catena di trasmissione deve essere ricostruita con estrema precisione. Altri soggetti che hanno avuto rapporti con la bambina o con i suoi familiari sono stati individuati nei giorni successivi e sottoposti a tampone: per alcuni di loro si attendono ancora i risultati.
L’indagine epidemiologica dell’Asp procede quindi su più livelli, con l’obiettivo di identificare tutte le persone potenzialmente esposte e interrompere eventuali ulteriori trasmissioni.
Profilassi e isolamento, verifiche sui contatti stretti
Un elemento che sta attirando l’attenzione degli operatori sanitari riguarda la profilassi antibiotica prevista per le persone che hanno avuto contatti stretti con un caso di difterite. Secondo quanto riportato, alcuni dei familiari risultati positivi avrebbero dovuto aver già iniziato la terapia preventiva.
Sarà necessario verificare se la profilassi sia stata effettivamente iniziata e seguita secondo le indicazioni ricevute. Si tratta di un aspetto che rientra negli accertamenti dell’Asp e che dovrà essere ricostruito attraverso il monitoraggio dei contatti.
«Stiamo controllando a tappeto tutti i componenti della famiglia e sottoponendo a profilassi i contatti stretti», ha spiegato Bruno Marsala, direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Palermo. L’attività comprende anche le persone che, per motivi professionali, sono entrate in contatto con familiari e conoscenti della bambina durante gli accertamenti.
Nel frattempo continua la ricerca del possibile portatore iniziale. L’Asp sta ricostruendo gli spostamenti e i rapporti avuti dalla bambina nei giorni precedenti alla comparsa della malattia, cercando di stabilire dove possa essere avvenuto il contagio.
La possibilità che il batterio sia stato trasmesso da un portatore asintomatico è uno degli scenari presi in considerazione dagli specialisti. La difterite può infatti essere trasmessa attraverso le vie respiratorie e la presenza di un portatore inconsapevole rende particolarmente complessa la ricostruzione della catena epidemiologica.
Il caso di Anna Rosa ha fatto scattare una vasta mobilitazione sanitaria a Palermo. L’Asp ha inoltre rafforzato le disponibilità di vaccini nei centri territoriali, proprio per garantire la possibilità di intervenire rapidamente sulle persone non immunizzate o con una protezione incompleta.
Intanto resta ricoverato anche il cuginetto della bambina, che ha contratto la difterite ma presenta condizioni nettamente migliori rispetto alla piccola. Il bambino, già vaccinato, è seguito nel reparto di malattie infettive pediatriche e non sarebbe in pericolo di vita.
La priorità, nelle prossime ore, sarà dunque quella di completare lo screening dei contatti, verificare gli eventuali nuovi casi e soprattutto individuare l’origine della catena di contagio. Un passaggio considerato fondamentale per evitare che il batterio possa raggiungere altre persone, in particolare quelle non adeguatamente immunizzate.