Danni del ciclone in Sicilia, Tajani propone una proroga per i balneari

La sospensione della direttiva Bolkestein per gli imprenditori balneari colpiti dal ciclone Harry diventa uno dei principali fronti politici aperti dal governo. Da Palermo, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato l’intenzione di avviare un dialogo con l’Unione europea per tutelare le imprese danneggiate.

“Ho suggerito di intervenire subito con la richiesta italiana del Fondo di solidarietà e di iniziare a pensare a chiedere alla Commissione europea la sospensione della direttiva Bolkestein per le aziende colpite», ha dichiarato Tajani, sottolineando la necessità di un confronto con Bruxelles.

Schifani e Savarino: “Serve tempo per ripartire”


Sulla stessa linea il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e l’assessore al Territorio e all’Ambiente Giusi Savarino. Quest’ultima ha ringraziato il ministro per l’impegno assunto a Palermo.

«È il segno di una profonda comprensione delle difficoltà che molti imprenditori dell’Isola stanno vivendo – ha affermato Savarino –. Hanno bisogno di un orizzonte temporale più ampio per ripartire e investire».

L’obiettivo della Regione è garantire stabilità alle imprese balneari, duramente colpite dalle mareggiate, e scongiurare ulteriori incertezze in una fase già segnata dall’emergenza climatica.

No alla new town a Niscemi


Nel pacchetto di messaggi politici lanciati da Palermo emerge anche il rifiuto alla realizzazione di una “new town” a Niscemi. La scelta punta a evitare soluzioni urbanistiche emergenziali e a favorire interventi di messa in sicurezza e riqualificazione del territorio esistente.

Una linea che privilegia la prevenzione del rischio idrogeologico e la tutela del paesaggio, in un’area già segnata da fragilità strutturali.

Frana di Niscemi, la procura indaga senza sconti

Parallelamente agli interventi politici ed economici, procede l’inchiesta sulla frana di Niscemi. Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha chiarito che al momento non ci sono indagati, ma il fascicolo non resterà a carico di ignoti.

«Inizieremo a sentire persone, non guarderemo in faccia nessuno», ha detto Vella, affiancato dal dirigente del commissariato Giovanni Minardi. Gli investigatori stanno analizzando una vasta documentazione, comprese immagini fornite dall’Agenzia spaziale italiana.

Dalle frane del 1997 ai dati più recenti

L’indagine partirà dagli eventi del 1997 e si estenderà fino ai giorni nostri. La procura ha acquisito il Piano per l’assetto idrogeologico e una relazione dell’Ati idrico del 2022, elementi ritenuti centrali per ricostruire le responsabilità.

Giovedì verrà affidato l’incarico a tre docenti universitari dell’Ateneo di Palermo, che si occuperanno degli accertamenti tecnici.

«Valuteremo il carico esercitato su quel pianoro, da ciò che è stato costruito e anche dall’acqua», ha spiegato il procuratore.

“Chi ha sbagliato risponderà”

Il messaggio della magistratura è chiaro: nessuna tolleranza verso omissioni o negligenze. “Qualsiasi sarà la responsabilità apicale di chi non ha preso decisioni, lo accerteremo, indipendentemente dal livello dei soggetti coinvolti”, ha sottolineato Vella, invitando chi ha informazioni utili a rivolgersi direttamente alla procura.

Dalla richiesta di aiuti all’Europa alle indagini sulla sicurezza del territorio, la Sicilia affronta una fase cruciale. Da un lato, la necessità di sostenere imprese e lavoratori colpiti dal maltempo. Dall’altro, l’urgenza di fare chiarezza sulle fragilità strutturali che da decenni minacciano intere comunità.

Il futuro dell’Isola passa ora da due parole chiave: responsabilità e prevenzione. Solo così l’emergenza potrà trasformarsi in occasione di rilancio.

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