La gestione del sistema idrico siciliano è peggiorata negli ultimi 25 anni. È una bocciatura netta quella contenuta nel referto della Sezione di controllo della Corte dei Conti per la Regione siciliana, che ha approvato un dossier di 343 pagine sulla gestione dello stato di emergenza idrica e sulle gravi criticità infrastrutturali dell’Isola. Un’analisi capillare, durata oltre un anno, che restituisce l’immagine di un sistema inefficiente, frammentato e incapace di garantire in modo stabile un bene primario come l’acqua.
Le criticità strutturali e le responsabilità diffuse
Dall’istruttoria – basata su una vasta mole di documentazione amministrativa, finanziaria e tecnica – emergono “molteplici priorità a rilevanza strategica” necessarie per superare nodi strutturali che hanno generato, nel tempo, gravi inefficienze e diseconomicità. Secondo i magistrati contabili, tali criticità riguardano l’intero ciclo idrico integrato, dalla programmazione dell’approvvigionamento primario fino alla gestione delle reti e delle infrastrutture.
Un dato particolarmente significativo è che, al termine del contraddittorio con le amministrazioni coinvolte, nessuna delle criticità individuate è stata superata, neppure parzialmente. Al contrario, gli stessi enti e uffici competenti – dalla Presidenza della Regione al Dipartimento Acqua e rifiuti, dalla Protezione civile all’Assessorato all’Agricoltura – hanno riconosciuto unanimemente l’esistenza di cause di inefficienza gestionale e strutturale che richiedono interventi urgenti.
Dall’emergenza alla normalità mai raggiunta
Il referto evidenzia come le disfunzioni del sistema idrico non siano episodiche, ma risalenti nel tempo. Le urgenze, i ritardi e gli inadempimenti amministrativi si sono stratificati, incidendo negativamente sull’approvvigionamento idrico per usi civili e potabili, irrigui e agricoli, nonché industriali.
Particolarmente duro il confronto con il passato: facendo riferimento all’attività del generale Roberto Jucci, commissario straordinario per l’emergenza idrica, la Corte dei Conti sottolinea che le inefficienze già accertate e segnalate nella relazione conclusiva del 2000 non solo non sono state risolte, ma risultano aggravate. Nessun miglioramento qualitativo significativo è stato conseguito, né durante le successive gestioni emergenziali né nell’ordinaria amministrazione.
Un referto che riguarda le comunità
Secondo i giudici contabili, il documento assume una rilevanza particolare per le comunità territoriali siciliane perché fornisce un quadro informativo certo e documentato delle criticità strutturali. Un punto di partenza per futuri “follow up” e per interventi correttivi che dovranno essere normativi, gestionali e tecnico-amministrativi, nel rispetto della disciplina statale e regionale sul ciclo idrico integrato.
La replica di Schifani: “Già al lavoro sulle soluzioni”
Alle osservazioni della Corte dei Conti ha risposto il presidente della Regione, Renato Schifani, riconoscendo l’esistenza di criticità maturate in oltre vent’anni e di un quadro normativo che ha favorito la frammentazione delle competenze. «La Regione resta aperta a suggerimenti utili a migliorare l’azione amministrativa», ha affermato.
Schifani rivendica però l’impegno dell’attuale governo regionale: «Da quasi due anni siamo impegnati sia nella gestione dell’emergenza idrica sia in un piano ordinario di interventi infrastrutturali». Per l’emergenza, spiega, sono state attivate risorse per oltre 200 milioni di euro, con un incremento stimato del 30% della dotazione idrica nelle aree colpite.
Dissalatori e riforma della governance
Tra le misure già adottate, il presidente cita l’attivazione di tre dissalatori, pienamente operativi, e la programmazione di altri due a Palermo. In parallelo, la Regione sta potenziando il Dipartimento Acqua e rifiuti e avviando una riorganizzazione della governance del sistema idrico, con l’obiettivo dichiarato di superare frammentazione e ritardi storici.
Resta però il dato politico e istituzionale evidenziato dalla Corte dei Conti: l’emergenza idrica in Sicilia non è un evento straordinario, ma il risultato di decenni di inefficienze irrisolte. E la sfida, oggi, è trasformare l’ennesima diagnosi severa in una vera svolta strutturale.