Clonare il tuo animale è possibile, ma non avrà la stessa personalità.

Nel 2017 una donna ha scelto una strada insolita per affrontare la perdita del suo gatto, Chai: la clonazione. Per finanziare l’operazione ha acceso un prestito personale, dato che all’epoca il costo si aggirava intorno ai 50.000 dollari. Una giovane azienda del settore, desiderosa di acquisire visibilità, le ha però concesso uno sconto significativo.

Il percorso è iniziato con il recupero del materiale genetico di Chai, conservato dal veterinario dopo la morte dell’animale. Da quel campione è stato avviato il processo di clonazione, con l’obiettivo di ottenere un nuovo esemplare geneticamente identico al precedente. L’intera esperienza è stata raccontata dalla proprietaria attraverso il sito “Clone Kitty” e sui social, dove ha condiviso ogni fase dell’attesa.

La domanda centrale resta la stessa: un clone può davvero “essere” lo stesso animale? Il tema richiama il classico dibattito tra genetica e ambiente. Se il DNA è identico, quanto incidono le esperienze di vita sulla personalità? Ogni anno molte persone in lutto si rivolgono a queste tecnologie nella speranza di ritrovare il proprio compagno perduto, mentre la comunità scientifica prova a capire quanto i cloni possano assomigliare agli originali sul piano comportamentale.

Somiglianze e differenze: cosa dice la ricerca


La clonazione animale è un ambito ancora ristretto e le ricerche sul comportamento dei cloni sono limitate. Per quanto riguarda i gatti, in particolare, mancano studi sistematici che mettano a confronto personalità e atteggiamenti tra l’animale originario e il suo duplicato genetico.

Le evidenze disponibili suggeriscono che alcuni tratti generali – come il livello di attività o la tendenza alla socialità – possano ripresentarsi nei cloni. Tuttavia, caratteristiche legate all’apprendimento, all’interazione con l’ambiente e alle esperienze quotidiane risultano molto più variabili. Spesso, inoltre, le ricerche che mostrano somiglianze fanno riferimento ad animali cresciuti in condizioni simili, un fattore che potrebbe aver inciso in modo determinante.

James Serpell, professore emerito di etica e benessere animale all’Università della Pennsylvania, ha espresso scetticismo rispetto all’idea di “ricreare” un pet identico. Secondo lo studioso, replicare il DNA non significa riprodurre l’individualità. Anche gemelli con patrimonio genetico identico, infatti, sviluppano personalità differenti nel corso della vita. Lo stesso principio, sostiene, vale per gli animali clonati.

La clonazione solleva questioni etiche rilevanti



Oltre agli interrogativi scientifici, la clonazione solleva questioni etiche rilevanti. Non si tratta soltanto di sostenere un investimento economico importante, ma di riflettere sul significato di unicità e sull’influenza dell’ambiente nello sviluppo di un individuo.

Organizzazioni come l’American Veterinary Medical Association e centri di ricerca come la Carnegie Science stanno approfondendo gli effetti biologici ed etici di queste pratiche, cercando di chiarire quanto l’identità di un animale dipenda dal suo patrimonio genetico e quanto, invece, dall’esperienza.

La clonazione dei pet rimane dunque un tema complesso, in cui si intrecciano tecnologia, affetto e riflessione morale. Non è semplicemente una copia del DNA, ma un campo che mette in discussione il concetto stesso di identità. Con l’evoluzione delle biotecnologie, il dibattito è destinato a intensificarsi, lasciando aperte domande sul futuro di queste pratiche.

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