Diventa definitiva la condanna a tre anni di reclusione per don Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale su minori. La terza sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibili i ricorsi presentati sia dalla difesa del sacerdote sia dalla procura generale di Caltanissetta, confermando così la sentenza emessa nel 2024 dalla Corte d’appello di Caltanissetta.
La procura generale aveva contestato il riconoscimento della lieve entità dei fatti, circostanza che aveva portato alla riduzione della pena da quattro anni e sei mesi a tre anni di carcere rispetto alla condanna inflitta in primo grado dal Tribunale di Enna.
L’inchiesta era esplosa nel 2021 dopo la denuncia presentata dal giovane archeologo ennese Antonio Messina, che raccontò agli investigatori anni di presunti abusi subiti. A raccogliere il suo racconto fu l’allora capo della squadra mobile di Enna, Nino Ciavola.
Il gruppo “360” e le altre vittime
Le indagini, coordinate dalla Procura di Enna, fecero emergere un quadro definito dagli inquirenti particolarmente grave anche all’interno del gruppo giovanile “360”, fondato proprio da Rugolo e frequentato da oltre 200 ragazzi, molti dei quali minorenni. Nel corso del processo sarebbero emerse altre vittime e un contesto nel quale alcuni comportamenti, comprese molestie fisiche e palpeggiamenti, venivano fatti passare come semplici “goliardate”.
La Cassazione ha inoltre ammesso le parti civili: Antonio Messina, assistito dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica, i genitori Michele Messina e Rita Cappa, rappresentati dall’avvocato Giovanni Di Giovanni, l’associazione Rete l’Abuso, assistita dall’avvocato Mario Caligiuri, e l’associazione Contro Tutte le Violenze, rappresentata dall’avvocata Irina Mendolia.
“Sono anni che combattiamo, che attraversiamo lunghi giorni, mesi, anni per la verità e per la giustizia. Continueremo a farlo”, ha dichiarato Antonio Messina dopo la decisione della Suprema Corte. “La giustizia italiana ha deciso. Auspico ora che anche la Chiesa faccia la propria parte”.
Il processo al vescovo Gisana
La vicenda aveva profondamente segnato la comunità di Enna, dividendo l’opinione pubblica tra innocentisti e colpevolisti. Durante il processo di primo grado, le parole del pubblico ministero Stefania Leonte erano risuonate come un monito: “Oggi ha vinto Antonio, comunque vada ha vinto la sua perseveranza per la giustizia”.
Il giorno precedente a quella requisitoria, il 6 novembre 2023, era intervenuto anche Papa Francesco, esprimendo sostegno al vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, oggi imputato a Enna insieme al vicario giudiziale Vincenzo Murgano con l’accusa di falsa testimonianza.
Secondo quanto emerso nel procedimento ecclesiastico, Rugolo sarebbe stato dimesso dallo stato laicale dal Dicastero per la Dottrina della Fede, pur risultando ancora incardinato nella diocesi di Piazza Armerina. Intanto è stata rinviata all’8 ottobre l’udienza prevista oggi davanti al Tribunale di Enna per il processo che vede imputati il vescovo Gisana e il vicario Murgano.