Caro gasolio, dopo i camion rischiano di fermarsi anche i pescherecci siciliani

Caro gasolio, dopo i camion rischiano di fermarsi anche i pescherecci siciliani

La protesta contro il caro carburante rischia di allargarsi anche alla pesca professionale siciliana. Dopo le difficoltà denunciate dagli autotrasportatori, anche gli armatori lanciano l’allarme per l’aumento dei costi del gasolio, diventato sempre più difficile da sostenere per le imprese che ogni giorno devono affrontare le spese necessarie per uscire in mare.

La Federazione Armatori Siciliani ha convocato per il 23 settembre un’assemblea straordinaria della marineria e ha scritto al presidente della Regione Siciliana e agli assessori competenti chiedendo un intervento urgente. Il timore è che il caro carburante possa spingere numerosi operatori a lasciare i pescherecci agli ormeggi, trasformando la difficoltà economica in un vero e proprio blocco dell’attività.

Secondo la Federazione, alcuni armatori avrebbero già scelto di non uscire in mare perché il costo del carburante rende le battute di pesca economicamente insostenibili. Una sorta di “sciopero bianco” che rischia di aggravarsi se non arriveranno risposte concrete dalle istituzioni.

Il problema, sottolineano gli armatori, è particolarmente delicato perché il gasolio rappresenta una voce di spesa indispensabile per l’attività. Senza carburante, infatti, i pescherecci non possono lavorare e l’intera filiera della pesca rischia di subire le conseguenze della crisi.

La richiesta alla Regione: più risorse per salvare le imprese


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