Caro carburanti, vertice a Palermo: autotrasportatori in sciopero per 5 giorni

Si è svolta a Palermo, nella sede istituzionale di Palazzo d’Orléans, una riunione urgente sul caro carburanti e sulle pesanti ripercussioni che stanno colpendo il settore dei trasporti marittimi commerciali da e verso la Sicilia. Al tavolo il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, affiancato dall’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò, dal presidente di Irfis Giulio Guagliano, dal capo di gabinetto Salvatore Sammartano e da Simona Vicari, esperta del settore trasporti.

Al centro del confronto, l’impennata dei costi del gasolio, aggravata dalle tensioni legate alla guerra in Medio Oriente, e le possibili misure da adottare nell’immediato per sostenere imprese e autotrasportatori. Particolare attenzione è stata dedicata alla tratta strategica dello Stretto di Messina, soprattutto lungo il collegamento Messina–Villa San Giovanni, snodo fondamentale per il trasporto merci.

Nessuna intesa dopo l’incontro a Palazzo d’Orléans: protesta nei porti e trasporti merci a rischio


Secondo quanto evidenziato nella nota della Regione, l’aumento dei costi di trasporto sta già avendo effetti diretti sui prezzi al consumo, con ripercussioni su tutta la filiera economica. Le eventuali misure allo studio potrebbero essere estese anche ad altre rotte marittime commerciali che collegano l’Isola al resto del Paese.

Nonostante il confronto istituzionale, però, non è arrivato alcun segnale distensivo dal fronte degli autotrasportatori. La categoria ha infatti confermato lo sciopero già annunciato: cinque giorni di fermo, da oggi fino alla mezzanotte del 18 aprile, con il blocco delle attività nei porti commerciali siciliani.

A spiegare la posizione dei lavoratori è stato Salvatore Bella, segretario del Comitato trasportatori siciliani, che ha riferito di un contatto da parte della Regione con una proposta di convocazione subordinata alla sospensione dello sciopero. “Una condizione che non abbiamo accettato”, ha chiarito.

Nel frattempo, nei principali scali dell’Isola, si registra il congelamento delle operazioni di carico e scarico dei semirimorchi dalle navi, con conseguenze immediate sulla logistica e sull’approvvigionamento delle merci.

La vertenza resta aperta, mentre istituzioni e categoria cercano una soluzione che possa attenuare l’impatto di una crisi che, partita dal caro carburante, rischia di estendersi all’intero sistema economico regionale.

CNA FITA Sicilia, no al blocco dei porti, serve confronto al Ministero


La CNA FITA Sicilia prende ufficialmente le distanze dal fermo annunciato dal Comitato Trasportatori Siciliani, che ha proclamato un blocco dei principali scali portuali dell’isola dal 14 al 18 aprile prossimi. L’organizzazione ribadisce la propria non adesione all’iniziativa.

“Riteniamo opportuno attendere l’esito dell’incontro convocato per il 17 aprile al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) – dichiara la CNA FITA Sicilia – per poi valutare, eventualmente, iniziative unitarie e condivise”.

Pur nel pieno rispetto del diritto di manifestare, la CNA FITA chiede ai Prefetti dell’Isola di incrementare i controlli e garantire sicurezza e regolare svolgimento dell’attività lavorativa a tutti i professionisti che, pur non partecipando al fermo, potrebbero subire recriminazioni o blocchi forzati.

“La libertà di impresa e di circolazione devono essere tutelate – conclude la nota – così come il diritto di chi sceglie di non scioperare. Chiediamo alle autorità preposte di vigilare con attenzione”.

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