Cresce la tensione nel comparto della pesca siciliana per l’aumento del costo del carburante. L’Associazione pescatori marittimi professionali, in sintonia con la Federazione armatori siciliani, ha convocato un’assemblea a porte chiuse nel Siracusano per definire le modalità di protesta.
Tra le ipotesi più forti c’è il blocco dello Stretto di Messina previsto per il primo maggio, con la partecipazione di numerosi pescherecci provenienti dalle marinerie siciliane e calabresi.
La protesta contro il caro diesel
A spiegare le ragioni della mobilitazione è Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori siciliani (Fas): «L’iniziativa servirà a far sentire la nostra voce al governo guidato da Giorgia Meloni, che quando era all’opposizione parlava di interventi sulle accise e sul caro carburanti, ma oggi non ha fatto nulla».
Il comparto chiede un intervento urgente per fissare un tetto massimo al prezzo del diesel, ritenuto ormai insostenibile per le imprese della pesca.La Federazione Armatori Siciliani lancia un nuovo allarme sul futuro della pesca italiana, chiedendo al governo un intervento urgente per contenere il costo del carburante destinato ai pescherecci.
In una lettera inviata alle istituzioni, il presidente Fabio Micalizzi denuncia una situazione definita “di estrema difficoltà” per il comparto, ormai messo in crisi dall’aumento del prezzo del diesel, che – secondo gli armatori – supererebbe anche 1,40 euro al litro.
La richiesta: un tetto al prezzo del carburante
La Federazione propone l’introduzione di un tetto massimo per il carburante defiscalizzato tra 0,40 e 0,50 euro al litro, con una soglia straordinaria fino a 0,70 euro in condizioni eccezionali.
Secondo gli armatori, le misure attuali sarebbero “non strutturali e insufficienti” e non in grado di evitare il rischio di una crisi profonda del settore, già segnato da una progressiva perdita di competitività.
L’allarme del settore e la proposta degli Stati Generali
Nel documento si evidenzia anche il rischio di una nuova ondata di “delocalizzazione” delle flotte verso registri esteri, con conseguenze occupazionali rilevanti. Alcuni armatori avrebbero già scelto di trasferire le proprie imbarcazioni in Paesi come Malta o Tunisia.
Per affrontare l’emergenza, la Federazione propone la convocazione urgente degli Stati Generali della Pesca a Roma, con il coinvolgimento di governo, regioni e parti sociali.
Rischio crisi per il settore
Le conseguenze, secondo gli armatori, potrebbero essere pesanti: licenziamenti, imbarcazioni messe in vendita o addirittura avviate alla demolizione. «Senza misure concrete – avverte Micalizzi – il settore rischia il collasso».
Non manca chi valuta soluzioni estreme: alcuni associati starebbero considerando di cambiare bandiera alle proprie imbarcazioni, trasferendole in Paesi come Malta o Tunisia, dove il costo del carburante è nettamente inferiore, arrivando anche a circa 30 centesimi al litro.
La protesta annunciata potrebbe rappresentare un segnale forte da parte di un settore strategico per l’economia del Mezzogiorno, sempre più in difficoltà di fronte all’aumento dei costi.