Delegazione di istituzioni e Terzo Settore nell’istituto penale di Palermo: criticità su organico, assistenza sanitaria, condizioni delle celle e offerta educativa. Positivo il rapporto con il territorio per i progetti di reinserimento.
Una realtà segnata da criticità strutturali e organizzative, ma anche da alcune esperienze positive di inclusione e reinserimento sociale. È quanto emerso dalla visita effettuata il 14 luglio all’Istituto Penale Minorile “Malaspina” di Palermo da una delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, nell’ambito della mobilitazione nazionale che ha coinvolto 34 istituti penitenziari in 29 città italiane.
Alla visita hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni locali e del Terzo Settore, tra cui gli assessori comunali Mimma Calabrò e Fabrizio Ferrandelli, il direttore della Caritas Diocesana don Sergio Ciresi, la consigliera comunale Mariangela Di Gangi, il garante comunale per l’infanzia e l’adolescenza Vito Lo Scrudato, il portavoce degli Stati Generali per l’Infanzia e l’Adolescenza Francesco Passantino e Pietro Galluccio, referente di InformaGiovani ed Europe Direct Palermo.
La delegazione ha incontrato la direttrice dell’istituto, Clara Pangaro, il personale della Polizia Penitenziaria, l’area educativa e alcuni dei giovani detenuti, visitando diverse aree della struttura.
Organico insufficiente, celle calde e assenza di presidio medico notturno
Attualmente il Malaspina ospita 27 detenuti. Un dato che, a prima vista, potrebbe apparire contenuto rispetto alla situazione di sovraffollamento che interessa molte carceri italiane. Tuttavia, secondo quanto rilevato dalla delegazione, la capienza effettiva della struttura è stata ridotta a circa 25 posti a causa di lavori di ripristino che hanno comportato la chiusura di un intero reparto di celle.
Tra le principali criticità segnalate figura la carenza di personale della Polizia Penitenziaria. A fronte di un organico previsto di 55 unità, sono attualmente in servizio soltanto 39 operatori. Una situazione che, secondo i visitatori, determina un forte sovraccarico di lavoro e limita la possibilità di realizzare attività educative e trattamentali, sia all’interno che all’esterno dell’istituto.
Preoccupazione anche sul fronte sanitario. La struttura, infatti, non dispone di un presidio medico notturno e in caso di emergenze deve fare affidamento esclusivamente sulla Guardia Medica o sui servizi di emergenza del 112.
Ulteriori criticità riguardano le condizioni delle celle durante i periodi di caldo intenso. I detenuti dispongono soltanto di ventilatori e, nelle ore notturne, le celle vengono completamente chiuse. Una situazione che, secondo la delegazione, determina condizioni di temperatura e salubrità particolarmente difficili da sostenere durante l’estate.
Anche l’offerta educativa viene giudicata insufficiente. Attualmente i percorsi scolastici consentono il conseguimento della licenza media grazie alla collaborazione con il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA), ma mancano percorsi formativi più strutturati e professionalizzanti che possano favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei giovani detenuti.
Il ruolo del Terzo Settore
Tra gli aspetti positivi emersi durante la visita, la delegazione ha evidenziato i progetti di inserimento lavorativo attivati all’interno e all’esterno dell’istituto. Attualmente coinvolgono quattro giovani detenuti e dovrebbero essere estesi ad altri tre nelle prossime settimane.
Secondo quanto rilevato, tali iniziative sono rese possibili soprattutto grazie all’impegno delle realtà del Terzo Settore, mentre resta più difficile il coinvolgimento del tessuto imprenditoriale locale.
Al termine della visita, l’Alleanza per l’articolo 27 ha ribadito la necessità di interventi urgenti per migliorare le condizioni dell’istituto, chiedendo il completamento dell’organico della Polizia Penitenziaria, l’istituzione di un presidio medico notturno, il potenziamento dell’offerta educativa e formativa, il rafforzamento dei percorsi di inserimento lavorativo e la messa in sicurezza degli impianti elettrici e dei sistemi di climatizzazione.
Per la delegazione, le criticità riscontrate dimostrano come i principi sanciti dall’articolo 27 della Costituzione, che impone pene rispettose della dignità umana e orientate al reinserimento sociale, risultino ancora lontani dall’essere pienamente realizzati nella quotidianità degli istituti penali minorili.