Caporalato digitale nel food delivery: indagine a Messina su rider sottopagati

Un’inchiesta della Procura di Messina ha portato alla luce una pratica di caporalato digitale nel settore del food delivery, coinvolgendo l’amministratore unico e tre collaboratori di una società locale. L’operazione ha evidenziato come i rider, per lo più studenti universitari e giovani disoccupati, venissero pagati appena tre euro a consegna e coordinati tramite chat su WhatsApp, obbligati a rispettare ritmi di lavoro intensi e controlli costanti.

Secondo l’accusa, i fattorini erano costretti a utilizzare mezzi propri per effettuare le consegne, spesso percorrendo strade in condizioni di rischio pur di raggiungere una soglia minima di guadagno. I compensi percepiti risultavano, in alcuni casi, inferiori alla metà di quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL), esponendo i lavoratori a stress fisico e pericoli sulla strada.

Il sistema di controllo dei rider


L’indagine ha rivelato un vero e proprio sistema di monitoraggio digitale, in cui i rider dovevano segnalare con la parola “libero” la loro disponibilità a ricevere nuove consegne tramite l’applicazione, aggiornandola ogni minuto. In caso di ritardi o rifiuti ingiustificati, i responsabili aziendali intervenivano telefonicamente, imponendo ammonimenti o addirittura privando i lavoratori della possibilità di ricevere ordini successivi.

Questo meccanismo, secondo la Procura, creava una totale subordinazione dei fattorini, costringendoli ad accettare ritmi estenuanti e senza margini di autonomia. La direzione aziendale, per massimizzare i profitti ed evitare “tempi morti” tra le consegne, aveva imposto controlli serrati e una sorveglianza costante tramite strumenti digitali.

Sanzioni e recupero contributi


A seguito dell’attività investigativa, i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) di Messina, coadiuvati dal gruppo per la Tutela del Lavoro di Palermo, hanno irrogato sanzioni per 66.940,29 euro per violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Inoltre, sono state avviate le procedure di recupero degli oneri contributivi, previdenziali e assistenziali per un totale di 696.191,60 euro, relativi all’impiego irregolare di 300 rider, il cui compenso annuale non poteva superare la soglia dei 5.000 euro per non violare la normativa sulle prestazioni occasionali.

L’indagine mette in luce come il digitale possa essere utilizzato anche per forme di sfruttamento moderno, imponendo ai lavoratori condizioni dure e remunerazioni al di sotto dei minimi contrattuali, con gravi implicazioni per la sicurezza, la dignità e i diritti dei giovani impegnati nel settore delle consegne.

Cisl Messina: “Tre euro a consegna è sfruttamento. Servono contratti chiari e controlli costanti”


“La notizia dell’inchiesta della Procura di Messina sul presunto sistema di sfruttamento dei rider pagati appena tre euro a consegna rappresenta un fatto gravissimo che non può lasciare indifferenti. Parliamo di lavoratori, spesso giovani e studenti, che secondo quanto emerso dalle indagini sarebbero stati sottoposti a ritmi di lavoro pressanti, controlli continui e compensi ben al di sotto dei minimi previsti dai contratti nazionali». A dirlo è il segretario generale della Cisl Messina, Antonino Alibrandi, commentando l’indagine che vede quattro persone indagate per caporalato nel settore del food delivery.

“Ci troviamo davanti a una forma di vero e proprio caporalato digitale – aggiunge Alibrandi – in cui la tecnologia e gli algoritmi diventano strumenti di controllo e sfruttamento del lavoro. È inaccettabile che, nel 2026, il lavoro venga ridotto a una prestazione a cottimo priva di diritti, tutele e sicurezza. Abbiamo denunciato più volte il fenomeno dell’illegalità nel mondo dei rider – aggiunge – deve essere affrontato con decisione. Non possiamo permettere che l’innovazione e le piattaforme digitali diventino un alibi per aggirare le regole, comprimere i diritti e scaricare sui lavoratori tutti i rischi dell’attività, compresi quelli legati alla sicurezza stradale”.

La Cisl Messina ricorda che attraverso la Fit Cisl ha sempre prestato attenzione al mondo dei rider anche con l’apertura di uno Sportello Rider per raccogliere le denunce anonime dei lavorati e ribadisce la necessità di rafforzare i controlli nel settore del food delivery. «Servono contratti chiari, compensi dignitosi, tutele reali e un sistema di regole che garantisca trasparenza e legalità. I rider non sono lavoratori di serie B e non possono essere lasciati soli di fronte a forme di sfruttamento che ricordano dinamiche che pensavamo appartenessero al passato”.

“Come Cisl– conclude Alibrandi – continueremo a vigilare e a sostenere tutte le iniziative utili a garantire diritti, dignità e sicurezza a questi lavoratori, perché il lavoro deve restare uno strumento di emancipazione e non diventare terreno di illegalità e sfruttamento”.

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