Bambini dell’oratorio fanno rumore: condannata parrocchia di Santa Teresa a Palermo

Bambini dell’oratorio fanno rumore: condannata parrocchia di Santa Teresa a Palermo

La sentenza ha suscitato immediate reazioni nel mondo del volontariato e della politica cittadina. Tra le voci più nette quella del consigliere comunale Ottavio Zacco, che ha invitato a una riflessione «seria, profonda e non ideologica» sul modello di città che Palermo intende costruire.

«Nel massimo rispetto delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria – ha dichiarato – non posso tacere una forte preoccupazione istituzionale e sociale: una città che arriva a sanzionare il gioco dei bambini all’interno di un oratorio rischia di smarrire il senso stesso della comunità». Zacco ha ricordato come gli oratori rappresentino spesso gli unici presìdi educativi e sociali nei quartieri più fragili, luoghi in cui il gioco diventa strumento di crescita e prevenzione del disagio.

«Preferisco, senza esitazione, il “caos” ordinato di un oratorio pieno di bambini alle strade silenziose ma popolate da ragazzi lasciati a se stessi», ha aggiunto il consigliere, sottolineando come Palermo soffra già una grave carenza di spazi di aggregazione per minori e giovani.

Il caso di Santa Teresa del Bambino Gesù, dunque, mette a nudo una tensione irrisolta: quella tra il diritto individuale alla tranquillità domestica e l’interesse collettivo a sostenere attività educative e sociali. Una tensione che la sentenza ha risolto sul piano giuridico, ma che continua ad alimentare un acceso confronto pubblico.

Per molti, quel rumore non è solo disturbo, ma «vita, prevenzione sociale, futuro». Per altri, è una violazione dei limiti di tollerabilità che nessuna buona intenzione può giustificare. Palermo, intanto, resta in ascolto, divisa tra il silenzio delle case e le voci dei suoi bambini.

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