Baby gang armate a Palermo: sparano per allenarsi tra le auto in sosta

Sparano per esercitarsi, come se fosse un gioco. Non per colpire qualcuno, ma per “provare” le pistole. Succede nel cuore del centro storico di Palermo, dove un gruppo di ragazzini minorenni ha preso di mira un’auto parcheggiata e ha aperto il fuoco incurante dei passanti. A fermarli è stato un poliziotto fuori servizio, che ha subito segnalato l’episodio, permettendo l’intervento immediato delle volanti.

L’episodio, avvenuto la settimana scorsa, è solo l’ultimo di una lunga serie e conferma un fenomeno in costante crescita: la diffusione delle armi tra i giovanissimi. Il caso è ora all’attenzione della Procura per i minorenni guidata da Claudia Caramanna, che parla di un disagio profondo e diffuso.

“Non hanno idea delle conseguenze – spiega la procuratrice – agiscono d’impulso, senza pensare alla galera o ai danni che possono provocare”. Ragazzi spesso cresciuti in contesti difficili, dove criminalità e marginalità rappresentano un modello distorto di riferimento.

Pistole a 200 euro e violenza normalizzata


A Palermo procurarsi un’arma è diventato fin troppo semplice. Bastano circa 200 euro e qualche contatto nei quartieri più difficili. Il risultato è un’escalation preoccupante: dove prima c’erano pugni, oggi ci sono pistole e coltelli.

Possedere un’arma è diventato uno status symbol all’interno dei gruppi. Giovanissimi, anche di 13 anni, ostentano pistole e fucili sui social, alimentando una cultura della violenza che si auto-riproduce.

Il fenomeno è ormai diffuso in quasi tutti i quartieri. Gli under 18 rapinano centri commerciali, spacciano droga, vandalizzano mezzi pubblici, saccheggiano scuole e ospedali. Ma soprattutto sparano e accoltellano senza remore.

Di fronte all’emergenza, anche la premier Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento specifico contro la violenza giovanile. Ma sul territorio, la sensazione è che l’emergenza sia già fuori controllo.

Dallo Zen alla Guadagna: la mappa delle gang


Le periferie restano i principali bacini di reclutamento delle baby gang. Allo Zen, il giorno dell’Epifania, un dodicenne è stato trovato armato durante una messa. A Capodanno, in via Rocky Marciano, colpi d’arma da fuoco hanno ferito una donna. Altri video mostrano giovanissimi che svuotano caricatori per festeggiare.

Dalla Guadagna, dallo Sperone, da Borgo Nuovo e dal Villaggio Santa Rosalia provengono gruppi specializzati nelle rapine nei centri commerciali. Si organizzano via social, attendono le vittime nei parcheggi e le derubano sotto minaccia.

A Brancaccio, la linea 1 del tram è bersaglio continuo di aggressioni e vandalismi. Le gang colpiscono soprattutto coetanei per ribadire il proprio controllo sul territorio.

In zona Politeama, gruppi di giovanissimi di Borgo Vecchio si rendono protagonisti di pestaggi gratuiti. «Picchiare è una forma di apprendistato criminale», spiegano gli investigatori.

Dal Cep e dalla Vucciria, invece, arrivano i baby ladri specializzati nei furti notturni in pub, negozi e strutture pubbliche.

Numeri in crescita e futuro incerto


I dati confermano l’escalation. Nell’ultimo anno, i reati commessi da minorenni a Palermo sono aumentati in modo significativo:
+20% di furti (da 371 a 446), +34% di rapine (da 111 a 149), +32% di estorsioni (58 casi)

Le bande colpiscono anche scuole e ospedali, arrivando fino al Civico e al Policlinico per rubare nei magazzini, nelle auto in sosta e nei distributori automatici.

Un quadro che preoccupa magistrati, forze dell’ordine e istituzioni. Per gli esperti, la repressione da sola non basta: servono interventi sociali, educativi e culturali per spezzare un ciclo che rischia di trasformare una generazione in manovalanza criminale.

Intanto Palermo convive con un’emergenza silenziosa, fatta di adolescenti armati, quartieri abbandonati e una violenza che, giorno dopo giorno, diventa sempre più normale.

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