Armao e le presunte mazzette, le immagini delle consegne: “Mettili qua”

L’ex vicepresidente della Regione siciliana Gaetano Armao, per il quale la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto con l’accusa di corruzione, sarebbe stato ripreso in più occasioni dalle “cimici” della polizia mentre riceveva denaro. Agli atti dell’inchiesta ci sono anche le immagini di alcune presunte consegne di soldi tra Armao e l’avvocato Pierluigi Matta, anche lui indagato.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Matta avrebbe avuto il ruolo di trait d’union tra l’ex vicepresidente e alcuni imprenditori ai quali, sempre secondo l’accusa, Armao avrebbe garantito favori. Il denaro, generalmente in tranche fino a 6 mila euro, sarebbe stato accreditato sul conto del legale come compenso per consulenze che, secondo la Procura, non sarebbero mai state effettuate. Matta avrebbe poi prelevato una parte delle somme per consegnarla ad Armao.

Le consegne in auto e la busta nel vano della consolle

Molte delle presunte consegne sarebbero avvenute all’interno di automobili. In uno dei frame inseriti nella richiesta di arresto per Armao e Matta, gli investigatori ricostruiscono una scena avvenuta durante un rallentamento del traffico.

Secondo quanto riportato nella richiesta, il legale “prende dalla tasca interna della giacca una mazzetta avvolta da una bustina di plastica e, su indicazione di Armao, la mette nel vano centrale della consolle”. A quel punto Armao avrebbe detto: “Mettili qua”, evitando così, secondo gli inquirenti, una consegna diretta.

L’ex vicepresidente avrebbe poi commentato la modalità utilizzata per custodire il denaro, facendo riferimento alla busta: “… nel sacchetto dell’immondizia…”.

Subito dopo avrebbe chiesto a Matta: “questo per cos’è?”. La risposta del legale sarebbe stata “agosto”, frase che gli investigatori interpretano come un riferimento a versamenti periodici. Armao avrebbe quindi recuperato la busta, preso i soldi e inserito il denaro nella tasca della giacca.

I rapporti con il gruppo Cva

Secondo la Procura, la presunta tangente sarebbe stata collegata a favori nei confronti del gruppo Cva, società attiva nel settore delle energie rinnovabili. Armao, nella veste di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, avrebbe garantito, secondo l’accusa, “la più rapida e proficua trattazione delle pratiche della società valdostana in fase di trattazione presso la commissione”.

Le intercettazioni, secondo gli investigatori, conterrebbero riferimenti alle verifiche di ottemperanza alle prescrizioni ambientali relative a progetti per nuovi impianti di interesse per Cva.

In una delle conversazioni Armao avrebbe chiesto: “E mandamele…le avete mandate?”. Successivamente avrebbe rassicurato i vertici del gruppo: “…quando siete pronti, voi fate una nota…a come si chiama … richiesta …”, indicando anche il referente della commissione al quale affidare le pratiche.

Il denaro nell’orologio a pendolo

La vicenda, secondo la ricostruzione della Procura, prosegue nel tardo pomeriggio, quando Armao rientra nel suo studio. Qui le telecamere installate dagli investigatori avrebbero documentato un ulteriore passaggio.

L’ex vicepresidente viene ripreso mentre estrae dalle tasche del cappotto un involucro di carta. Quindi, sempre secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, lo nasconde all’interno di un contenitore cilindrico che si trova dentro un orologio a pendolo.

È proprio questo dettaglio ad alimentare l’ipotesi investigativa secondo cui il denaro ricevuto sarebbe stato occultato per sottrarlo alla vista. Le immagini e le registrazioni raccolte dalla polizia costituiscono, secondo l’accusa, parte del quadro indiziario alla base della richiesta di arresto.

L’inchiesta riguarda presunti rapporti corruttivi tra professionisti, imprenditori e società che, secondo la Procura, avrebbero cercato di ottenere vantaggi e una più rapida definizione di pratiche attraverso l’intervento di Armao.

Le accuse dovranno ora essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti. La richiesta della Procura riguarda, oltre ad Armao e Matta, altri indagati: per sei di loro sono stati chiesti gli arresti domiciliari, mentre per una persona è stato richiesto il divieto di dimora.

(foto: Ansa)

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