Antimafia, dopo la Sas nel mirino Seus e Cefpas: “Partecipate, sistema che fa acqua”

La Commissione regionale Antimafia chiude l’indagine sulla Sas, la Società Servizi Ausiliari Sicilia, e annuncia l’estensione dei propri accertamenti alle altre partecipate regionali, a partire da Seus e Cefpas. La relazione sulla Sas, approvata all’unanimità, è stata trasmessa al presidente della Regione, all’Autorità nazionale anticorruzione, alla Procura regionale della Corte dei conti e alla Procura della Repubblica di Palermo.

Il presidente della Commissione, Antonello Cracolici, ha parlato di una gestione che, secondo quanto emerge dall’indagine parlamentare, presenterebbe “gravi anomalie”: incarichi professionali ripetuti, controlli frammentati, procedure di selezione ritenute poco trasparenti, attività affidate all’esterno nonostante la presenza di competenze interne, numerose controversie con i dipendenti e transazioni per importi rilevanti. La Commissione ha dedicato alla Sas nove sedute tra marzo e luglio 2026, esaminando la precedente governance, insediatasi l’11 gennaio 2023 e decaduta il 6 marzo scorso dopo il caso relativo alle assunzioni delle categorie protette.

“Troppo spesso c’è un filo diretto tra chi amministra le società partecipate e i loro sponsor politici”, ha detto Cracolici, sostenendo che il sistema delle partecipate rappresenti uno dei punti critici dell’amministrazione regionale. Una valutazione politica e istituzionale che la Commissione collega, nella relazione, alla necessità di rafforzare i sistemi di vigilanza e controllo.

Assunzioni, tutor e 97 chiamate dalle categorie protette


La Sas è una società in house della Regione che opera in diversi settori, tra cui sanità, assistenza, servizi amministrativi e gestione e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Secondo i dati riportati nella relazione, ha un fatturato di circa 120 milioni di euro, circa 4 mila dipendenti e soltanto tre dirigenti, un numero giudicato dalla Commissione «oggettivamente esiguo».

Uno dei capitoli principali dell’indagine riguarda le assunzioni. La Commissione ha esaminato 97 chiamate relative alle categorie protette, rilevando quelle che considera criticità nelle procedure. Nel mirino sono finiti anche gli avvisi pubblicati, in alcuni casi, durante periodi festivi o caratterizzati da minore partecipazione, oltre al ricorso a tutor non previsti dalla normativa.

Cracolici ha contestato in particolare la scelta di introdurre tutor per accompagnare alcuni lavoratori assunti attraverso le procedure per le categorie protette, sostenendo che tale meccanismo non sarebbe riconducibile alle modalità previste per l’inserimento del personale disabile. La relazione, inoltre, evidenzia più in generale problemi nella struttura organizzativa della società e nella gestione delle procedure di selezione.

L’indagine era partita anche da segnalazioni sulla presunta vicinanza di alcuni lavoratori e affidatari di incarichi alla precedente governance della Sas, attraverso rapporti di parentela, amicizia o vicinanza politica. La Commissione ha quindi esaminato anche le modalità con cui sono stati conferiti alcuni incarichi e i rapporti tra la società e i soggetti coinvolti.

Tra i rilievi viene inoltre segnalata la frammentarietà dei controlli interni. Secondo la relazione, diversi organismi avrebbero finito per operare senza un coordinamento sufficiente, con competenze e responsabilità che in alcuni casi si sarebbero sovrapposte o, al contrario, rinviate da un soggetto all’altro.

Particolare attenzione è stata riservata al Collegio sindacale, rimasto in prorogatio per circa sei anni. La Commissione considera questo elemento indicativo delle difficoltà del sistema di vigilanza sulle partecipate regionali.

Oltre 1,5 milioni tra incarichi, controversie e transazioni


Un altro capitolo rilevante riguarda il contenzioso con i dipendenti e gli incarichi legali. Dalla documentazione esaminata dalla Commissione emergono 99 controversie sul personale: 15 relative al riconoscimento di mansioni superiori e 84 riguardanti il demansionamento.

Tra il 2021 e il 2025, inoltre, la Sas avrebbe affidato 218 incarichi di difesa in giudizio, per un costo superiore ai 907 mila euro. La Commissione ha posto l’attenzione anche su una transazione da 640 mila euro riconosciuta a un dipendente: 320 mila euro come retribuzione soggetta a tassazione e altri 320 mila euro come risarcimento per danno non patrimoniale, quindi esente da imposte.

Considerando gli affidamenti ritenuti più significativi e gli incarichi di difesa, la relazione quantifica in oltre un milione e mezzo di euro le somme spese nell’arco temporale esaminato, tra il 2021 e il 2025. La Commissione ha chiesto che siano ora gli organismi competenti a verificare eventuali responsabilità, anche sotto il profilo contabile.

Il quadro tracciato dall’Antimafia comprende anche oltre 250 incarichi professionali nell’arco del quadriennio esaminato e rilievi sull’affidamento all’esterno di attività che, secondo la Commissione, avrebbero potuto essere svolte dagli uffici interni.

Pantò replica: «Decisioni approvate all’unanimità»

Alle contestazioni ha replicato l’ex presidente della Sas Mauro Pantò, che ha respinto la rappresentazione di una gestione «fuori controllo» e ha rivendicato la natura collegiale delle decisioni assunte durante il suo mandato.

Pantò ha sottolineato che il Consiglio di amministrazione era composto da tre componenti e che tutte le deliberazioni sarebbero state approvate all’unanimità. Sulla mancata nomina del nuovo Collegio sindacale ha sostenuto che la competenza spettava al socio, cioè alla Regione, e non al Cda, precisando che il tema sarebbe stato comunque inserito all’ordine del giorno.

L’ex presidente ha inoltre contestato l’utilizzo delle procedure relative alle categorie protette come elemento per attribuire responsabilità personali alla governance. Secondo la sua ricostruzione, le assunzioni sarebbero state effettuate per adempiere a obblighi previsti dalla legge e per colmare un deficit accumulato negli anni precedenti. Ha inoltre sostenuto che il ricorso ai tutor trovasse un riferimento normativo nella disciplina sul lavoro.

Pantò ha poi contestato il modo in cui sono stati conteggiati gli incarichi legali. I 907.445 euro circa indicati nella relazione, ha spiegato, riguardano il periodo 2021-2025 e quindi comprendono anche anni precedenti alla sua presidenza, iniziata nel 2023. Ha ricordato inoltre che la Sas non può avvalersi dell’Avvocatura dello Stato e deve quindi ricorrere a professionisti esterni per la difesa in giudizio.

Sulla transazione da 640 mila euro, Pantò ha sostenuto che l’accordo fosse stato raggiunto dopo una valutazione legale che aveva quantificato in circa 1,8 milioni di euro il rischio di soccombenza per la società. Ha infine richiamato il bilancio 2025, approvato con un utile di gestione, come elemento da considerare nella valutazione complessiva dell’operato della società.

Dopo la Sas, gli accertamenti su Seus e Cefpas


Il lavoro della Commissione non si ferma dunque alla Sas. Cracolici ha annunciato l’apertura di nuovi filoni di approfondimento sulla Seus, la società che gestisce il servizio di emergenza-urgenza 118, e sul Cefpas, il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario.

Per la Seus, l’attenzione si concentra innanzitutto sul sistema delle assunzioni attraverso le agenzie di lavoro interinale e sulla gestione del personale. La società conta circa 2.600 autisti-soccorritori, ma secondo quanto riferito da Cracolici circa 500 svolgerebbero altre attività; per 92 di questi sarebbe stata accertata l’inidoneità alle mansioni svolte.

La Commissione sta inoltre esaminando il cosiddetto «prestito» di personale della Seus alle aziende sanitarie. Alcuni dipendenti, secondo quanto riferito durante i lavori, svolgerebbero mansioni di operatore sociosanitario, mentre altri sarebbero impiegati anche all’interno delle sale operatorie. Sono aspetti che la Commissione intende approfondire attraverso audizioni e documentazione.

Sul Cefpas, invece, Cracolici ha invitato alla prudenza, anche alla luce di un’indagine della magistratura già in corso. Il presidente dell’Antimafia ha comunque indicato anche questo ente tra quelli che saranno sottoposti a verifica nell’ambito dell’indagine più ampia sulle partecipate regionali.

La relazione sulla Sas, approvata all’unanimità dalla Commissione, è stata quindi trasmessa agli organismi competenti affinché valutino gli eventuali profili di loro competenza. L’invio riguarda il presidente della Regione, l’Anac, la Procura regionale della Corte dei conti e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. Gli eventuali rilievi di natura penale o contabile dovranno dunque essere verificati dalle autorità competenti: le contestazioni contenute nella relazione dell’Antimafia costituiscono accertamenti e valutazioni della Commissione e non equivalgono, di per sé, all’accertamento di responsabilità penali o erariali.

Redazione: