Allo Zen 2 nessuno paga l’acqua, la rete gestita dalla mafia: danno da 5mln €

Lo Zen 2 continua a rappresentare una criticità complessa per Palermo. Secondo quanto dichiarato da Giovanni Sciortino, amministratore unico dell’Amap, “ogni anno immettiamo nella rete dello Zen 2 un milione e mezzo di metri cubi d’acqua, ma nei padiglioni non ci sono contatori”. Di conseguenza, l’azienda non riceve alcun pagamento e il danno economico stimato raggiunge cinque milioni di euro.

Sciortino ha spiegato che la rete idrica dello Zen 2 non appartiene all’Amap, per cui eventuali guasti non possono essere riparati dall’azienda: “Non possiamo fare contratti allo Zen 2”, ha precisato, sottolineando come la situazione sia nota ma di difficile soluzione. Secondo le indagini, Cosa Nostra avrebbe creato una rete idrica abusiva parallela, alimentata da allacci clandestini, in grado di rifornire l’intero quartiere e bypassare completamente la gestione pubblica.

Il quartiere “autonomo” tra emergenze e microcriminalità


Il vertice istituzionale tenutosi nella chiesa di San Filippo Neri alla presenza di assessori comunali e vertici delle aziende partecipate ha fatto emergere una realtà difficile: lo Zen marcia per fatti propri, in un contesto segnato da spari, missioni di morte e attacchi agli edifici pubblici e religiosi.

Proprio alla vigilia della riunione, una pensilina della fermata del bus 619 è stata rubata in via Senocrate, evidenziando una microcriminalità diffusa che si intreccia con le emergenze sociali e infrastrutturali.

Trasporto pubblico: navette e coinvolgimento dei giovani

Il presidente dell’Amat, Giuseppe Mistretta, ha annunciato interventi per migliorare il trasporto pubblico: “Stiamo verificando la possibilità di realizzare una navetta allo Zen per collegare tutte le aree anche con prezzi agevolati. I giovani del quartiere saranno coinvolti per dipingere gli autobus e farli sentire propri”.

La precisazione delle associazione attive nel quartiere



“È profondamente scorretto affermare che i cittadini dello Zen 2 non paghino l’acqua; la realtà è che non possono pagare, poiché Amap non ha mai proceduto a una regolarizzazione degli allacci. Senza contatori, senza contratti e senza una presa in carico formale della rete, ai residenti viene di fatto negata la possibilità di essere utenti regolari di un servizio essenziale. Riteniamo inaccettabile che si parli di un danno economico senza ricordare che tale situazione è il risultato di anni di inerzia amministrativa e di rimpalli di responsabilità tra Amap e Iacp”. Lo dichiarano le associazioni Laboratorio Zen Insieme, Handala, Lievito Onlus in merito a quanto dichiarato ieri dall’amministratore unico di Amap nell’incontro che si è svolto nella chiesa San Filippo Neri, allo Zen di Palermo.

“Se davvero la situazione è “nota” da tempo, come affermato da Amap, allora è ancora più grave che non sia mai stato avviato un percorso concreto di regolarizzazione”, aggiungono le associazioni, che parlano delle “enormi difficoltà incontrate da chi ha tentato di regolarizzare la propria posizione”.

“Emblematico è il caso delle associazioni del territorio, costrette a confrontarsi con iter burocratici protrattisi per anni. Chiediamo all’Amap e alle amministrazioni comunale e regionale di assumersi finalmente la piena responsabilità politica e amministrativa della situazione, evitando di attribuire colpe a cittadini”.

Minacce e simboli inquietanti


La tensione non accenna a diminuire. La notte tra sabato e domenica, vicino alla chiesa di San Filippo Neri, è stato trovato un pupazzo con un cappio al collo, indossante l’abito di un francescano e con in mano una bottiglia. L’episodio ha subito richiamato le minacce recenti al parroco e la porta del salone parrocchiale crivellata di colpi a Capodanno.

Dopo le indagini, l’autore del gesto è stato identificato: si tratta di un piccolo pregiudicato che ha dichiarato di aver trovato il pupazzo per strada “senza una ragione” e di averlo collocato davanti all’immobile che occupa abusivamente.

Una sfida tra Comune e illegalità

Tra spazzamento, acqua, trasporto pubblico e microcriminalità, lo Zen 2 resta un quartiere dove la gestione dei servizi pubblici si scontra con la rete illegale della mafia. Il Comune, insieme alle aziende partecipate, si trova a fronteggiare una realtà complessa, tra investimenti costosi e azioni preventive che devono bilanciare sicurezza, legalità e inclusione sociale.

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