Allarme truffa dei barboncini toy: come funziona il raggiro dei cuccioli in regalo

La truffa dei cuccioli online, in particolare dei barboncini toy, torna a diffondersi in Italia. Annunci allettanti, richieste di acconti e animali inesistenti sono gli strumenti principali di questo raggiro, che colpisce soprattutto chi cerca un cucciolo a basso costo o addirittura in regalo.

Annunci irresistibili e primo contatto rapido


I truffatori pubblicano annunci su social network, marketplace o siti dedicati agli animali. Le foto sono accattivanti, le storie convincenti e gli interlocutori appaiono disponibili e cordiali.
Il primo contatto con la vittima è rapido e rassicurante: l’obiettivo è creare fiducia in breve tempo.

Pagamenti anticipati e richieste crescenti

Dopo il primo contatto, viene richiesto un pagamento anticipato, solitamente tra 100 e 300 euro, per coprire spese di trasporto, vaccinazioni o pratiche burocratiche.
In molti casi, la truffa continua con ulteriori richieste di denaro, giustificate da imprevisti, assicurazioni o documenti sanitari. I pagamenti vengono chiesti tramite bonifico, carte prepagate o buoni regalo di piattaforme come Steam, rendendo il denaro difficilmente recuperabile.

Il cucciolo pubblicizzato non esiste. Le foto sono spesso reperite in rete o generate tramite strumenti di intelligenza artificiale. Una volta ottenuto il denaro, il truffatore sparisce o continua a chiedere ulteriori versamenti.

Il ruolo dell’emotività

Questa truffa sfrutta la componente emotiva: le immagini dei cuccioli e le storie costruite abbassano la soglia di attenzione della vittima, rendendo più difficile riconoscere i segnali di rischio. La ciclicità del fenomeno e l’adattamento ai canali digitali più utilizzati la rendono particolarmente insidiosa.

Come difendersi


Alcuni segnali ricorrenti aiutano a proteggersi:

Prezzi troppo bassi o offerte “in regalo”
Richiesta di pagamento anticipato
Impossibilità di vedere il cucciolo di persona
Urgenza nel concludere la trattativa

“Si tratta dell’ultima evoluzione della cosiddetta ‘puppy scam’”, spiega Lucchesi, “che punta sul forte impatto emotivo dei cuccioli, sulla voglia di salvarli e sul risparmio rispetto alle adozioni regolari. Peccato che, in questi casi, i cuccioli non esistano neppure”.

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