Allarme povertà educativa: quasi 8 interventi Caritas su 10 destinati a persone con bassa scolarità

Povertà economica e povertà educativa continuano a procedere di pari passo. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto “Povertà e risorse” della Caritas diocesana di Catania, intitolato “A scuola di speranza: una città che cambia”, presentato nei giorni scorsi e incentrato sul legame tra livello di istruzione e condizioni di fragilità sociale.

I dati raccolti dall’Help Center cittadino evidenziano una realtà preoccupante: nel 2025 sono stati effettuati 15.113 interventi a favore di 4.484 beneficiari e il 78% di questi ha riguardato persone con un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media.

Tra gli utenti registrati, il 55,8% possiede soltanto la licenza media inferiore, mentre il 12,2% si è fermato alla scuola elementare. Analfabeti o persone prive di qualsiasi titolo di studio rappresentano il 5,9% del totale. Complessivamente, quasi tre quarti dei beneficiari hanno un livello di istruzione basso.

Particolarmente significativo è il divario tra il numero di utenti e la quantità di interventi richiesti. Le persone con la sola licenza elementare costituiscono il 12,2% degli assistiti, ma assorbono il 17,7% degli interventi complessivi. Un dato che, secondo il rapporto, dimostra come chi ha avuto minori opportunità educative tenda a manifestare bisogni più complessi e a richiedere un supporto più frequente.

Una povertà che viene ereditata da figli e nipoti


L’arcivescovo di Catania, Luigi Renna, ha sottolineato come l’elevato tasso di dispersione scolastica rappresenti un chiaro segnale di vulnerabilità educativa e occupazionale. «Ciò che preoccupa maggiormente – ha affermato – è che questa povertà viene ereditata dai figli e dai nipoti, trasformandosi in un capitale in perdita che rende più difficile trasmettere il valore dell’istruzione e del lavoro alle nuove generazioni».

Per affrontare il fenomeno, la Caritas diocesana ha avviato negli ultimi anni una serie di iniziative rivolte al contrasto della povertà educativa: presìdi territoriali, laboratori formativi, attività nelle scuole e percorsi educativi all’interno degli istituti penitenziari.

Secondo l’arcivescovo, la chiave per invertire la tendenza è la costruzione di un vero e proprio “patto educativo” che coinvolga famiglie, scuola e istituzioni. «La famiglia – ha spiegato – non deve rimanere ai margini, ma diventare la prima alleata delle agenzie educative».

Sulla stessa linea il direttore della Caritas diocesana, Nuccio Puglisi, che ha evidenziato come dietro i numeri si nasconda una sfida sociale più ampia. «La dispersione scolastica – ha dichiarato – non è soltanto l’abbandono degli studi, ma spesso l’anticamera dell’esclusione sociale, della povertà educativa e della marginalità. È su questo fronte che si concentra da anni l’impegno della Caritas diocesana di Catania».

Il rapporto conferma dunque come il livello di istruzione resti uno dei principali fattori che influenzano le condizioni di vulnerabilità sociale, indicando nella scuola e nell’educazione strumenti fondamentali per interrompere il ciclo della povertà che rischia di tramandarsi di generazione in generazione.

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