Agrigento, oltre mille giorni di attesa per una colonscopia: appuntamento a luglio 2029

Un avvocato della provincia agrigentina denuncia il caso sui social. Per anticipare l’esame resta la strada dell’intramoenia, mentre il M5S chiede all’assessore regionale alla Salute di riferire all’Ars

Oltre due anni e mezzo di attesa per una colonscopia attraverso il Servizio sanitario pubblico. È quanto accaduto a un avvocato della provincia di Agrigento, al quale l’Asp ha fissato l’appuntamento per il 4 luglio 2029, dopo la prenotazione effettuata il 28 ottobre 2026. Un’attesa superiore ai mille giorni per un esame diagnostico che può essere fondamentale per individuare o escludere patologie anche gravi, compresi i tumori del colon-retto.

Il professionista ha pubblicato su Facebook la ricetta con la data dell’appuntamento, portando all’attenzione pubblica il problema delle liste d’attesa nella sanità siciliana. Di fronte a una scadenza così lontana, ha deciso di rivolgersi alla libera professione intramuraria, la cosiddetta intramoenia, che consente di effettuare prestazioni a pagamento con gli specialisti del servizio sanitario.

Il costo indicato per l’esame è di 48 euro, a fronte della possibilità di ottenere un appuntamento molto più ravvicinato scegliendo anche il medico. Un caso che riaccende le polemiche sulle difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche e sul rischio che i tempi troppo lunghi spingano i cittadini a sostenere spese di tasca propria.

Il M5S attacca: “La Regione riferisca sulle liste d’attesa”

La vicenda arriva dopo la pubblicazione dei dati della Fondazione Gimbe, che hanno evidenziato criticità nell’accesso alle cure e il fenomeno della rinuncia alle prestazioni sanitarie a causa delle difficoltà incontrate dai cittadini.

«La Regione in questo ambito sembra navigare senza bussola: spende tanto, ma senza ottenere risultati concreti», afferma Antonio De Luca, capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana.

Secondo l’esponente pentastellato, negli ultimi anni il governo regionale ha annunciato piani straordinari, stanziamenti di risorse, il potenziamento del Sovracup e nuovi strumenti di monitoraggio, senza però fornire risposte sufficientemente chiare sull’effettiva riduzione dei tempi di attesa.

«Di certo, le notizie che arrivano da un capo all’altro della Sicilia sono tutt’altro che incoraggianti», sostiene De Luca, secondo cui i dati Gimbe confermerebbero le difficoltà denunciate da tempo. Il risultato, osserva, è che molti pazienti sono costretti a rivolgersi al privato, pagando le prestazioni di tasca propria, quando le loro condizioni economiche lo consentono.

Il M5S chiede quindi all’assessore regionale alla Salute, Daniela Caruso, di riferire all’Ars sulla situazione delle liste d’attesa e sui risultati concreti delle misure adottate dalla Regione.

Il nodo della sanità agrigentina

Il caso della colonscopia fissata nel 2029 riporta l’attenzione sulle criticità della sanità agrigentina, già al centro di altre vicende giudiziarie. Un’inchiesta in corso sta cercando di fare luce su un presunto sistema di false dichiarazioni che avrebbe consentito ad alcune persone di ottenere gratuitamente e in tempi brevi prestazioni che, in assenza di specifiche condizioni, sarebbero state a pagamento, come gli interventi per l’impianto di protesi peniene.

Si tratta di vicende distinte, ma che si inseriscono in un quadro di forte preoccupazione per il funzionamento dei servizi sanitari sul territorio. Da un lato, cittadini costretti ad aspettare anni per un esame diagnostico; dall’altro, indagini che puntano a verificare eventuali irregolarità nell’accesso alle prestazioni.

La questione centrale resta la possibilità di garantire tempi compatibili con le necessità cliniche dei pazienti, evitando che la disponibilità economica diventi il fattore decisivo per accedere alle cure.

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