Al via una nuova campagna archeologica nel Tempio della Concordia, uno dei monumenti più celebri della Valle dei Templi di Agrigento. L’obiettivo è approfondire le scoperte effettuate durante le campagne di scavo del 2018 e del 2019, quando furono individuati resti ossei che, grazie alle analisi al carbonio-14, vennero datati al XII secolo, in piena epoca normanna.
Le nuove ricerche, promosse dal direttore del Parco archeologico Roberto Sciarratta, puntano a ricostruire le fasi più antiche di utilizzo funerario dell’edificio e a comprendere quando iniziarono le sepolture all’interno dell’antico tempio greco. Un’indagine che potrebbe aggiungere informazioni preziose sulla storia medievale di uno dei luoghi simbolo dell’archeologia siciliana.
Dal tempio greco alla chiesa medievale: le tracce di una storia secolare
Il ritrovamento dei resti ossei nelle precedenti campagne aveva già fornito un’indicazione importante. La datazione al XII secolo, infatti, richiama le testimonianze storiche sulla presenza, nell’area, della chiesa e del monastero di San Gregorio.
Secondo la tradizione, il Tempio della Concordia sarebbe stato trasformato in chiesa cristiana dal vescovo Gregorio, vissuto tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo. La conversione dell’edificio rappresenta una delle fasi più significative della sua lunga storia, che attraversa epoche e trasformazioni religiose e culturali.
La nuova campagna nasce proprio dalla necessità di verificare quanto più indietro nel tempo risalga l’utilizzo funerario della chiesa. Gli archeologi intendono ampliare il materiale biologico disponibile, così da ottenere un campione più significativo e ricostruire con maggiore precisione le diverse fasi di frequentazione del monumento.
Tre bambini sepolti insieme: cosa possono raccontare i nuovi ritrovamenti
Le attività di scavo hanno già portato alla luce altri resti ossei. Da una prima valutazione si tratterebbe degli scheletri di almeno tre bambini, rinvenuti all’interno di un’unica sepoltura ricavata nel pavimento del tempio.
Le ossa saranno sottoposte agli approfondimenti necessari per stabilire l’epoca a cui appartengono e acquisire informazioni sulle persone sepolte. Le analisi archeoantropologiche e biologiche potranno contribuire a ricostruire aspetti della loro vita quotidiana, dagli stili di vita alle abitudini alimentari, offrendo uno spaccato della popolazione che frequentava questo luogo nei secoli passati.
Gli scavi sono condotti dall’archeologa Maria Serena Rizzo e dall’archeoantropologo Roberto Micciché. Per l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, la ricerca conferma come il patrimonio archeologico sia una realtà viva, capace di restituire nuove conoscenze quando viene studiato e valorizzato.
Il Tempio della Concordia si conferma così non soltanto uno straordinario monumento dell’antichità, ma anche un luogo in cui continuano a emergere testimonianze di una storia lunga secoli.