Abitanti dello Zen, evasori e vittime di un sistema mafioso

Il quartiere Zen 2 di Palermo torna sotto i riflettori dopo i numerosi blitz delle forze dell’ordine che hanno evidenziato una situazione di profonda crisi e allarme sociale.

Tra le criticità emerse, spicca anche quella della gestione dell’acqua: secondo quanto dichiarato da Giovanni Sciortino, amministratore unico di Amap, ogni anno vengono immessi nella rete dello Zen 2 un milione e mezzo di metri cubi d’acqua, ma nei padiglioni non esistono contatori. Il mancato pagamento dei consumi provoca un danno stimato in circa cinque milioni di euro.

Una rete abusiva che costa milioni


Le indagini rivelano che Cosa Nostra avrebbe costruito una rete idrica abusiva parallela, alimentata da allacci clandestini e gestita dalle famiglie mafiose.

Gli abitanti del quartiere, per poter accedere ai servizi essenziali come l’acqua corrente, sarebbero stati costretti a pagare un pizzo mensile salito negli ultimi tempi a 15 euro, sotto la minaccia di guasti improvvisi in caso di mancato pagamento. A porre l’attenzione sulle responsabilità di una situazione che vede gli abitanti del quartire in gran parte vittime di un sistema mafioso e fraudolento sono state le associazioni attive nel quartiere: Laboratorio Zen Insieme, Handala e Lievito Onlus.

“È profondamente scorretto affermare che i cittadini dello Zen 2 non paghino l’acqua – hanno sottolineato – la realtà è che non possono pagare, poiché Amap non ha mai proceduto a una regolarizzazione degli allacci. Senza contatori, senza contratti e senza una presa in carico formale della rete, ai residenti viene di fatto negata la possibilità di essere utenti regolari di un servizio essenziale. Riteniamo inaccettabile che si parli di un danno economico senza ricordare che tale situazione è il risultato di anni di inerzia amministrativa e di rimpalli di responsabilità tra Amap e Iacp”

Controllo rafforzato su Amap


Contestualememte la gestione dell’Amap attraversa una fase di forte crisi, con l’amministratore Sciortino finito sotto tutela diretta del Comune. Il sindaco Roberto Lagalla, con una lettera ufficiale, ha ridotto l’autonomia gestionale della partecipata e avviato un controllo rafforzato.

La decisione segue la riunione dello scorso 29 dicembre del comitato di indirizzo strategico e di controllo, formato da tre sindaci della provincia e due dirigenti comunali, che aveva evidenziato gravi criticità di carattere gestionale, finanziario e organizzativo. Il documento metteva in guardia sui rischi di inadempimento contrattuale e sulla continuità aziendale, in assenza di interventi correttivi tempestivi.

Numeri e rischi finanziari


La situazione è confermata dai dati economici: Amap ha acceso un finanziamento da 130 milioni di euro, di cui 28 milioni già tirati, ma la liquidità resta critica. La morosità nel quartiere e in città è definita “a livelli insostenibili”, la riscossione è frammentaria e poco efficace, con il rischio che crediti milionari vadano in prescrizione.

La società corre il rischio di squilibri di cassa e violazioni dei parametri bancari, compromettendo la capacità di rispettare le obbligazioni contrattuali e di garantire il servizio idrico a Palermo e in 50 comuni della provincia.

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