Palermo, esplode la protesta degli studenti: occupati due licei, corteo in programma il 23 ottobre
La mobilitazione studentesca si estende a Palermo, dove cresce il numero degli istituti superiori coinvolti nelle proteste contro le condizioni delle scuole e le politiche sull’istruzione. Dopo giorni di assemblee e iniziative, gli studenti dei licei classici Vittorio Emanuele II e Umberto I hanno deciso di occupare gli edifici scolastici, denunciando la mancanza di risposte concrete alle richieste avanzate alle rispettive dirigenze. La protesta coinvolge anche altri istituti cittadini e culminerà venerdì 23 ottobre con un corteo organizzato dalla Rete Studentesca.
A riaccendere il malcontento è stata anche la visita a Palermo del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, intervenuto il 14 ottobre agli Stati generali dell’Istruzione 2026. Gli studenti contestano le modalità con cui sarebbe stato gestito il tentativo di confronto con il ministro. «Siamo stati ignorati anche dal ministro Valditara. Ci hanno fatto attendere per ore sotto il sole per poi liquidarci invitandoci a mandare una mail solo perché era atteso per il pranzo», denunciano i rappresentanti della mobilitazione.
Nei due licei classici alcuni ragazzi hanno scelto di trascorrere anche la notte all’interno delle strutture. All’Umberto I l’occupazione dovrebbe proseguire fino a venerdì, ma gli studenti non intendono partecipare al corteo cittadino. A chiarirlo è Gaia Noemi Sansone, rappresentante d’istituto, secondo cui due manifestazioni organizzate a pochi giorni di distanza difficilmente potrebbero produrre risultati differenti.
Le contestazioni non riguardano soltanto le condizioni degli edifici scolastici, ma anche alcune disposizioni e proposte relative alla vita degli studenti. Dal liceo Umberto I arrivano critiche al limite del 30% di alunni stranieri per classe, alle restrizioni sull’utilizzo di burqa e niqab e al divieto di usare i telefoni cellulari, anche nelle situazioni di emergenza. Gli studenti lamentano inoltre le procedure previste per contattare le famiglie in caso di necessità, che richiederebbero di rivolgersi alla presidenza per utilizzare un telefono.
La protesta ha raggiunto anche il liceo linguistico Ninni Cassarà, dove gli studenti hanno scelto di non entrare in classe per denunciare le condizioni dei servizi igienici, l’insufficienza degli spazi e la carenza di materiali e strumenti didattici. Tra le criticità segnalate figurano anche metodologie di insegnamento considerate poco aggiornate. La mobilitazione prosegue inoltre all’istituto tecnico Ettore Majorana, mentre nuove iniziative sono previste al Cassarà, al Catalano e al Pareto.
Particolare attenzione ha suscitato la decisione degli studenti dell’Istituto nautico Gioeni-Trabia di raggiungere il porto di Palermo per manifestare solidarietà agli autotrasportatori impegnati nella protesta contro il caro carburante. Dopo essersi riuniti davanti alla scuola, i ragazzi hanno sfilato fino al presidio del Molo Santa Lucia, unendo simbolicamente le rivendicazioni del mondo dell’istruzione a quelle dei lavoratori del settore dei trasporti. Un’iniziativa analoga era già stata promossa nei giorni precedenti da una delegazione dell’Almeyda-Crispi.
A sostenere le manifestazioni è anche la Cgil palermitana. Dario Fazzese, segretario del sindacato, e Olga Giunta, coordinatrice dei giovani della Cgil cittadina, interpretano la mobilitazione come il segnale di una nuova volontà di partecipazione da parte delle giovani generazioni. Secondo i rappresentanti sindacali, le proteste dimostrano come gli studenti intendano intervenire direttamente sulle questioni sociali e rivendicare maggiore attenzione ai bisogni delle persone. Il sindacato guarda inoltre allo sciopero generale del 20 novembre come a un ulteriore momento di mobilitazione.
L’appuntamento principale è fissato per venerdì 23 ottobre, quando la Rete Studentesca ha convocato una manifestazione cittadina con concentramento alle ore 9 in piazza Marina. Da qui partirà il corteo che porterà nelle strade di Palermo le richieste degli studenti: scuole più sicure e accoglienti, investimenti nell’istruzione, strumenti adeguati e maggiore ascolto da parte delle istituzioni. Una protesta che, partita dalle aule scolastiche, sta assumendo una dimensione sempre più ampia, coinvolgendo anche le principali questioni sociali ed economiche del territorio.
