Il Golfo della Spezia: Enea mappa l’impatto umano sugli habitat marini per la conservazione.

Il Golfo della Spezia: Enea mappa l’impatto umano sugli habitat marini per la conservazione.

Roma – ENEA ha identificato nel Golfo della Spezia gli habitat marini più esposti al rischio di degrado a causa delle attività umane, attraverso l’applicazione di un metodo innovativo nel Mar Mediterraneo. Il recente studio pubblicato sulla rivista Environmental Management ha evidenziato che le aree a maggior rischio si concentrano principalmente entro i primi 250 metri dalla costa, dove coesistono attività antropiche e habitat vulnerabili.

I rischi per gli habitat marini

Le praterie di fanerogame marine come la Posidonia oceanica e la Cymodocea nodosa, insieme alle colonie del corallo mediterraneo Cladocora caespitosa, il coralligeno e gli impianti di molluschicoltura, sono stati identificati come ad alto rischio. Le principali minacce derivano dagli ancoraggi incontrollati delle imbarcazioni, dalla presenza di scarichi, dalla vicinanza dei porti turistici e altre attività nautiche.

Interventi di tutela degli ecosistemi marini


Lo studio ha proposto simulazioni di azioni per proteggere gli ecosistemi, come ormeggi regolamentati, controlli più rigorosi ed interventi per ridurre le pressioni antropiche legate agli scarichi e alle aree portuali. Grazie a queste azioni, la superficie degli habitat ad alto rischio entro i primi 250 metri dalla costa può ridursi fino al 78,9%.

Elisabetta Salvatori, co-autrice dello studio, sottolinea l’importanza delle riduzioni simulate come risultato del potenziale degli interventi di gestione. Questo approccio potrebbe essere replicato in altre aree costiere del Mediterraneo per supportare le decisioni di gestione e monitorare i risultati nel tempo.

Il Golfo della Spezia rappresenta un’area di notevole valore naturalistico, circondata da aree marine protette e caratterizzata dalla presenza di praterie di fanerogame, coralligeno e corallo madreporario mediterraneo. Tuttavia, la crescente urbanizzazione costiera e le attività antropiche come il turismo, l’acquacoltura e il trasporto marittimo esercitano una pressione significativa sull’ambiente marino.

L’attività di ricerca è stata condotta nel quadro del progetto RAISE (Robotics and AI for Socio-economic Empowerment), finanziato dalla Missione 4, Componente 2, Investimento 1.5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR.

Fonte: ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

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