Lampedusa, protesta dei pescatori contro il caro gasolio: la vertenza arriva a Palermo
Non accenna a rientrare la protesta della marineria di Lampedusa. I pescherecci restano fermi all’ancora mentre in banchina continuano a campeggiare gli striscioni contro il caro gasolio. La mobilitazione della flotta delle Pelagie si sposta adesso sul piano politico, con la vertenza che approda a Palermo.
Una delegazione guidata dal presidente dell’associazione Cogepa, Totò Martello, incontrerà i vertici dell’assessorato regionale alla Pesca per affrontare le principali difficoltà che stanno mettendo a dura prova il comparto ittico dell’isola.
Il costo del carburante e i danni alle reti
Al centro del confronto resta il prezzo del carburante. A Lampedusa il gasolio per i pescherecci arriva a costare 1,80 euro al litro, a causa, secondo la denuncia dell’associazione, del monopolio del distributore locale. Il prezzo registra così un sovrapprezzo di circa il 30% rispetto alla media regionale.
A pesare sui bilanci delle imprese ittiche ci sono anche i danni provocati dalle reti che finiscono distrutte a causa dei relitti presenti sui fondali. Una situazione che, secondo Cogepa, aggrava ulteriormente le difficoltà della marineria dell’isola.
L’associazione, che rappresenta il 98% degli armatori, chiede interventi per affrontare una situazione che rischia di compromettere la sostenibilità economica delle attività di pesca.
Tra gli striscioni esposti nell’area portuale c’è anche un messaggio rivolto direttamente al ministro delle Infrastrutture: “Salvini, i pescatori di Lampedusa non si rassegnano al caro gasolio”.
