Gli animali che rubano il veleno ai loro nemici, scopri perchè!
In natura c’è chi non produce tossine: le prende in prestito
Per difendersi dai predatori bisogna essere ingegnosi. C’è chi sviluppa artigli, chi corazze, chi si mimetizza e chi produce veleno. Ma alcune specie hanno scelto una strategia ancora più sorprendente: non fabbricano direttamente le proprie sostanze tossiche, le prendono da altri organismi.
È una sorta di “furto” biologico. Un animale ingerisce una preda velenosa o entra in contatto con una sostanza tossica, la accumula nel proprio corpo e poi la utilizza per diventare a sua volta difficile, o addirittura pericoloso, da mangiare.
Uno degli esempi più spettacolari arriva dal mondo degli anfibi.
Alcune rane velenose dell’America centrale e meridionale, infatti, ottengono una parte delle loro tossine proprio attraverso l’alimentazione. Le sostanze vengono accumulate nella pelle e diventano una formidabile difesa contro i predatori.
Il paradosso è affascinante: la rana non deve necessariamente creare l’arma; deve procurarsela.
Dalla preda alla pelle: un’arma che passa attraverso la catena alimentare
Per molto tempo gli scienziati si sono chiesti da dove provenissero alcune delle potentissime tossine presenti sulla pelle delle rane velenose. La risposta è arrivata studiando attentamente ciò che questi animali mangiano.
Tra le loro prede ci sono piccoli artropodi, compresi alcuni insetti e acari, che possono contenere sostanze chimiche particolari. La rana le assume con il cibo e può successivamente accumularle nelle proprie ghiandole cutanee. Questo meccanismo è noto come sequestro delle tossine.
La cosa ancora più interessante è che la quantità e il tipo di sostanze tossiche possono dipendere dalla dieta. In cattività, alcune specie di rane velenose allevate senza le loro normali prede possono diventare molto meno tossiche rispetto agli esemplari selvatici.
È un esempio straordinario di quanto possa essere importante ciò che un animale mangia, non soltanto per ottenere energia, ma anche per costruire le proprie difese.
Ma non sono soltanto le rane a farlo La strategia del “veleno rubato” non appartiene esclusivamente agli anfibi.
Anche alcuni serpenti possono sfruttare sostanze tossiche provenienti dalle loro prede. Alcune specie di serpenti che mangiano animali velenosi sono in grado di accumulare determinate tossine e utilizzarle successivamente come protezione.
E poi ci sono animali ancora più sorprendenti: alcuni nudibranchi, piccoli molluschi marini spesso caratterizzati da colori spettacolari, possono incorporare nelle proprie strutture di difesa sostanze provenienti dagli organismi di cui si nutrono.
In alcuni casi riescono persino a utilizzare strutture urticanti provenienti dalle loro prede, come gli cnidari, trasferendole o conservandole in particolari parti del corpo.
Il risultato è quasi una forma di “riciclo” biologico: un’arma costruita da una specie viene recuperata e riutilizzata da un’altra.
Perché conviene rubare invece di produrre?
La domanda è interessante. Se una sostanza tossica funziona così bene, perché non produrla direttamente?
Per alcune specie, procurarsi una sostanza dall’ambiente può essere energeticamente più conveniente che sintetizzarla da zero. L’evoluzione, infatti, non cerca necessariamente la soluzione più elegante: seleziona quelle che permettono a un organismo di sopravvivere e riprodursi.
Inoltre, utilizzare sostanze già presenti nell’ambiente può offrire un enorme vantaggio. Un animale può sviluppare meccanismi per assorbire, trasportare e immagazzinare composti prodotti da altri organismi senza subirne gli effetti letali.
Naturalmente non è un processo semplice. Per riuscirci, il corpo deve evitare che la tossina danneggi i propri tessuti e deve trovare il modo di conservarla in sicurezza.
È come avere un’arma potentissima in casa: non basta possederla, bisogna anche sapere come custodirla.
La natura non spreca quasi nulla
Il fenomeno del sequestro delle tossine racconta qualcosa di importante sull’evoluzione: in natura le sostanze prodotte da un organismo possono diventare strumenti di sopravvivenza per un altro.
Una preda può quindi diventare, indirettamente, la fonte della difesa del suo predatore. E una sostanza chimica prodotta da una pianta, da un insetto o da un altro animale può attraversare la catena alimentare e finire nelle difese di una specie completamente diversa.
È uno dei tanti esempi di come gli animali abbiano trovato soluzioni che sembrano uscite dalla fantascienza. C’è chi costruisce la propria arma. E c’è chi, molto più semplicemente, la ruba alla natura.
