Chiocciole e cozze delle profondità oceaniche contengono microplastiche, rivela uno studio.
Microplastiche nel Profondo degli Oceani: Una Scoperta Sconcertante
Un nuovo studio ha rivelato la presenza di microplastiche in quasi tutti i molluschi e le chiocciole campionate negli ambienti estremi delle bocche idrotermali dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico meridionale. I ricercatori hanno confrontato le popolazioni di chiocciole e mitili in queste due regioni, evidenziando differenze significative nei livelli di contaminazione da microplastiche. Questa ricerca suggerisce che i diversi meccanismi di alimentazione degli animali possano influenzare la quantità di inquinamento da plastica nei loro corpi.
Un Viaggio nei Fondali Oceanici
A tre giorni di navigazione dalla costa, all’interno di un gigantesco vascello, gli occhi dei ricercatori sono fissi su un muro di schermi luminosi. Immagini dei mitili e delle chiocciole compaiono mentre questi animali si raccolgono attorno a un camino idrotermale, da cui fuoriesce acqua minerale surriscaldata. Questo scenario si svolge nel 2016, nel Bacino del Nord Fiji, durante la prima delle due spedizioni dedicate allo studio degli ecosistemi delle bocche idrotermali.
Ad ogni tappa, un robot sottomarino viene utilizzato per catturare gli esemplari da analizzare. Una volta a bordo, ogni animale viene avvolto in un foglio di alluminio e immediatamente congelato a -80°C per evitare contaminazioni esterne. La delicatezza di questi campioni rende il processo lungo e laborioso, tanto che nel corso delle due spedizioni tra il 2016 e il 2019, il team è riuscito a raccogliere solo 12 esemplari.
Nonostante siano passati quasi dieci anni, l’analisi di questi campioni ha evidenziato come le attività umane incidano anche sugli organismi più remoti della Terra. Secondo lo studio pubblicato su Water Research, microplastiche sono state trovate in 11 dei 12 animali campionati, appartenenti a quattro diverse specie di mitili e chiocciole.
“Trovarle in quasi ogni esemplare è stata una sorpresa,” ha dichiarato Se-Joo Kim, coautore dello studio. “Mi aspettavo di trovare qualche traccia, ma non il 92% dei campioni.” Le microplastiche sono già state segnalate in sedimenti marini profondi e, più recentemente, in altri animali come aragoste e granchi. Kim ha sottolineato che la “firma chimica” degli organismi a 2000 metri di profondità riflette le attività degli esseri umani in superficie.
I Meccanismi di Assimilazione delle Microplastiche
Gli esperti, come Ana Carolina Ronda, biochimica all’Istituto Argentino di Oceanografia, affermano che i meccanismi con cui gli organismi del fondale marino assimilano le microplastiche non sono ancora ben compresi. Questo studio contribuisce a una maggiore comprensione su come le microplastiche possano essere assimilate da diverse specie, anche a profondità enormi.
Il modo in cui le microplastiche affondano sotto i 200 metri di profondità è complesso. Inizialmente, i materiali plastici galleggiano, ma quando vengono colonizzati da microbi e alghe, il loro peso aumenta, facendoli immergere. L’aumento di peso avviene ulteriormente quando diventano parte delle feci dei pesci o di zooplancton. Man mano che si avvicinano al fondo, le correnti marine li disperdono, mentre i canyon sottomarini possono canalizzarli in zone specifiche.
“E una volta che arrivano, rimangono,” ha affermato Kim, poiché le reazioni chimiche che normalmente decompongono la plastica in superficie si arrestano in queste acque profonde. Ciò che raggiunge il fondo si accumula nel tempo in un ciclo molto più lungo rispetto alla vita umana.
Recuperare campioni da queste profondità richiede un notevole investimento di tempo e risorse, inclusi team di tassonomi sottomarini e analisti di microplastiche, sostenuti da finanziamenti governativi e istituzioni di ricerca. Una volta in laboratorio, ogni campione viene trattato con massima cura per evitare contaminazioni crociate durante le operazioni di analisi.
I Rifiuti Plastici e il Loro Impatto sugli Ecosistemi
Il profondo ecosistema delle bocche idrotermali, popolato da vermi giganti, mitili e chiocciole, si nutre di tutto ciò che trova, inclusi i rifiuti plastici. La ricerca fornisce nuove informazioni su come le diverse modalità di alimentazione possono influenzare il livello di inquinamento da plastica. Le chiocciole, ad esempio, si nutrono di biofilm microbici che trattengono le microplastiche, accumulandole nei loro organi.
Le microplastiche sono state trovate in concentrazioni più elevate negli organi digestivi delle chiocciole rispetto a branchie o muscoli. Al contrario, nei mitili non si sono accumulati in specifici tessuti, probabilmente a causa del loro metodo di alimentazione, che prevede la filtrazione dell’acqua. I ricercatori hanno sottolineato che sia le branchie che gli organi digestivi sono continuamente esposti a microplastiche sospese.
Il confronto tra gli animali di Oceani diversi ha rivelato che i campioni dell’Oceano Indiano presentavano fino a 14,7 volte più microplastiche rispetto a quelli del Pacifico. Gli scienziati imputano questa differenza alla grande quantità di plastica riversata nelle acque costiere dell’Indiano. Le monsune regionali potrebbero anche accelerare il trasporto di inquinanti terrestri verso l’oceano.
Per ulteriori approfondimenti su questa problematica, si possono consultare fonti ufficiali come il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e l’European Environment Agency (EEA), che forniscono dati preziosi sulla contaminazione da plastica negli oceani.
Fonti Ufficiali:
- Lee, W. et al., 2026. Water Research.
- Ronda, A. C. et al., 2025. Marine Pollution Bulletin.
- Pattiaratchi, C. et al., 2022. Ocean Science.
Queste scoperte sulle microplastiche nei fondali oceanici richiedono una riflessione profonda sul loro impatto sugli ecosistemi e sulla necessità di strategie per affrontare l’inquinamento marino.
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