Sciacca, quattro cuccioli morti per il caldo sul terrazzo: “Pene inadeguate”

Sciacca, quattro cuccioli morti per il caldo sul terrazzo: “Pene inadeguate”

L’orrore dei quattro cuccioli morti a causa del caldo estremo su un terrazzo nel centro storico di Sciacca, in provincia di Agrigento, approderà in tribunale. Il proprietario degli animali è stato denunciato dalla polizia municipale alla Procura della Repubblica con le accuse di maltrattamento di animali e uccisione di animali d’affezione.

La vicenda ha suscitato forte indignazione dopo la diffusione sui social del video che mostra la drammatica situazione vissuta dagli animali: otto cani lasciati su un terrazzo di un immobile disabitato, esposti a temperature che hanno raggiunto i 43 gradi, senza acqua e con un piccolo riparo costituito soltanto da una copertura in lamiera.

A intervenire sulla vicenda è stata anche la Lega nazionale per la difesa del cane (Lndc), che attraverso il deputato Francesco Emilio Borrelli ha annunciato l’intenzione di costituirsi e portare avanti una battaglia legale per tutelare gli animali coinvolti.

La tragedia sul terrazzo: quattro cuccioli non sono sopravvissuti

Sul terrazzo erano presenti tre cani adulti e sei cuccioli. Quattro dei piccoli non sono riusciti a sopravvivere alle condizioni estreme in cui si trovavano. La madre, una femmina di pastore maremmano, e gli altri cuccioli ricoverati in clinica sono invece fuori pericolo.

I due cani adulti maschi, un pinscher e un pastore belga, sono risultati in buone condizioni di salute e non presentavano segni di denutrizione o disidratazione. Sono stati trasferiti in un canile convenzionato con il Comune di Sciacca.

A raccontare quei momenti drammatici è stata Adriana Montalbano, responsabile dell’Ufficio Randagismo del Comune di Sciacca e volontaria dell’associazione Balzoo, che ha realizzato il video diventato virale.

«È stata una delle giornate più infernali della mia vita – ha raccontato – non solo per i 43 gradi, ma per le urla dei cuccioli che si stavano letteralmente cuocendo sotto il sole rovente».

La battaglia delle associazioni: “Serve una legge più severa”

Sulla vicenda è intervenuto anche l’attivista per i diritti degli animali Enrico Rizzi, che ha puntato il dito contro quello che definisce un sistema sanzionatorio ancora insufficiente.

«Il responsabile, anche se riconosciuto colpevole, con l’attuale legge non sconterà un solo giorno di carcere, perché le pene previste restano sotto la soglia di punibilità», ha dichiarato Rizzi, chiedendo un intervento legislativo più incisivo contro chi provoca sofferenze e morte agli animali.

Secondo l’attivista, occorre superare l’attuale situazione e garantire pene realmente efficaci per chi si rende responsabile di maltrattamenti.

Il Comune: “Ci costituiremo parte civile”

Il caso ha mobilitato anche l’amministrazione comunale di Sciacca. L’assessore Agnese Sinagra ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile nel procedimento.

«Faremo un’ordinanza per ribadire che gli animali non possono essere tenuti in condizioni estreme e che situazioni del genere devono essere denunciate», ha spiegato l’assessore, ricordando anche l’appello rivolto nei giorni scorsi ai cittadini affinché prestino attenzione agli animali presenti sul territorio, lasciando acqua e segnalando eventuali situazioni di difficoltà.

Grande è stata la risposta della comunità: numerosi cittadini hanno contattato il sindaco Fabio Termine, l’assessore Sinagra e l’Ufficio Randagismo per chiedere come poter aiutare gli animali sopravvissuti.

Gli animali verso una nuova vita

Le associazioni coinvolte stanno lavorando per garantire agli animali ancora vivi un futuro diverso. Con la collaborazione dell’associazione Ohana di Santa Margherita di Belìce, è stata individuata una possibilità di accoglienza per gli animali una volta dimessi dalla clinica.

L’obiettivo è ottenere il dissequestro degli animali vivi e inserirli rapidamente in percorsi di adozione, affinché possano finalmente ricevere cure e condizioni di vita adeguate.

«Quello che è stato negato loro finora è una vita migliore – ha spiegato Montalbano – e lavoreremo perché possano averla».

La vicenda ha riacceso il dibattito sulla tutela degli animali e sull’importanza delle segnalazioni tempestive da parte dei cittadini per evitare che situazioni di sofferenza possano trasformarsi in tragedie.

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