Palermo, blitz della Guardia di Finanza: 17 negozi chiusi nel centro storico

Palermo, blitz della Guardia di Finanza: 17 negozi chiusi nel centro storico

Contestato l’uso improprio del regime fiscale riservato agli artigiani. La difesa: “I nostri soci producono oggetti unici”

Diciassette botteghe del centro storico di Palermo sono state chiuse dai militari del gruppo della Guardia di Finanza nell’ambito di un’operazione contro presunte irregolarità amministrative e fiscali legate all’utilizzo del regime agevolato riservato alle attività artigiane. I sigilli hanno riguardato esercizi commerciali affiliati all’Associazione liberi artigiani-artisti Balarm (Alab), oltre alla sede dell’associazione in via Divisi.

Il provvedimento è di natura amministrativa e riguarda la presunta mancanza dei requisiti necessari per operare come attività artigianale in regime agevolato.

L’ipotesi degli investigatori

Secondo quanto contestato dalle Fiamme Gialle, da anni diversi negozi del circuito Alab avrebbero continuato a operare come soci dell’associazione pur svolgendo di fatto attività commerciale a tutti gli effetti, per volume di vendite e tipologia di prodotti.

Gli esercizi coinvolti – che vendono gioielli, abbigliamento, accessori e oggetti d’arredo – utilizzerebbero il codice fiscale dell’associazione per le transazioni, emettendo ricevute e gestendo i pagamenti elettronici attraverso il sistema comune. Le somme incassate verrebbero poi redistribuite periodicamente ai soci.

La Guardia di Finanza sta inoltre verificando la gestione contabile complessiva del sistema, con particolare attenzione ai flussi di denaro e alla loro effettiva imputazione ai singoli laboratori.

Il sistema e le indagini

Il modello organizzativo sarebbe nato nel 2010 con l’obiettivo di favorire l’avvio di micro-attività artigianali nel centro storico, consentendo a giovani creativi e artigiani di operare in una fase iniziale senza gli oneri tipici di un’impresa strutturata.

Le indagini sono partite anche a seguito di segnalazioni di altri operatori del settore, secondo i quali alcuni affiliati avrebbero commercializzato prodotti realizzati in serie pur usufruendo di agevolazioni riservate agli artigiani.

La difesa dell’associazione

Il presidente dell’Alab, Pietro Muratore, ha annunciato ricorso contro il provvedimento, respingendo le contestazioni.

“La nostra associazione nasce come incubatrice per nuove realtà artigianali – ha spiegato –. I soci restano con noi fino all’avvio della loro attività. Solo negli ultimi mesi diversi hanno lasciato l’associazione dopo aver avviato una partita IVA grazie al successo dei loro prodotti”.

Muratore sottolinea inoltre che ogni associato realizza manufatti unici e che il modello Alab rappresenta una rete di microeconomia diffusa capace di sostenere il centro storico e contrastarne il degrado.

La posizione di Confartigianato

Sulla vicenda è intervenuta anche Confartigianato Imprese Palermo, che ha espresso sostegno all’azione della Guardia di Finanza e delle forze dell’ordine, ribadendo la necessità del rispetto delle regole.

“Chi fa impresa affronta costi, responsabilità e adempimenti che non possono essere aggirati – ha dichiarato il presidente Giuseppe Claudio Terruso –. La concorrenza deve essere leale e basata sulle stesse regole per tutti”.

Confartigianato ha inoltre ricordato che la qualifica di “impresa artigiana” è regolata dalla normativa vigente e riservata alle attività iscritte all’Albo delle Imprese Artigiane.

Allo stesso tempo, l’associazione ha aperto alla possibilità di supportare i creativi e i piccoli produttori nel percorso di regolarizzazione, offrendo assistenza per l’apertura della partita IVA e l’iscrizione agli albi di settore.

“Solo nella legalità – ha concluso Terruso – si può garantire crescita, accesso ai finanziamenti e sviluppo duraturo delle imprese”.

Le attività investigative proseguono per chiarire la reale natura del sistema gestionale e verificare eventuali ulteriori irregolarità. Nel frattempo, i negozi restano sotto sequestro amministrativo.

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