Giovedì 18 Settembre 2008 19:21

Aveva lanciato l’allarme poco tempo fa l’ex governatore Cuffaro, il quale ammoniva che nel corso delle trattative per il salvataggio di Alitalia si stava completamente trascurando il destino degli operatori del call center della compagnia di bandiera.
Il call center ha sede a Palermo, dal 2003 è stato assorbito dall’Alicos Spa e può vantare la gestione del 90% dei servizi telefonici di Alitalia: prenotazioni, vendite, front line e back office, anche per diversi mercati esteri. L’Alicos Spa è una società del Gruppo Almaviva, il cui presidente e fondatore Alberto Tripi, a fine agosto, dalle colonne de Il Sole 24 Ore, aveva già abbondantemente accennato alla lunga lista dei suoi debitori, per lo più solvibili in forte ritardo. Tra questi c’è ovviamente Alitalia che, nel corso degli ultimi anni ha esternalizzato quasi tutti i suoi servizi telefonici verso Alicos, incrementando ulteriormente la sua posizione di commessa più grossa per la società del Gruppo Almaviva.
Alicos deve riscuotere da Alitalia un debito che ammonta a 9 milioni di euro, a fronte di un capitale sociale di 1,5 milioni. Ma c’è di più: l’Alicos Spa per il 40% è proprietà di Alitalia, la quale è quindi al contempo creditrice e debitrice.
Consci di questa situazione paradossale, quasi da commedia plautina, gli operatori del call center hanno continuato a fornire professionalmente il servizio, evitando parecchi disagi ai passeggeri in volo durante questi ultimi giorni di trattativa. Ora non si sa più cosa potranno garantire ai clienti e a loro stessi.
Alicos in Sicilia ha 1600 dipendenti, mille dei quali svolgono servizi per Alitalia, e sono tutti a rischio, anche chi di loro si è da sempre occupato di altre commesse. L’insolvenza della fallimentare compagnia di bandiera pesa come un macigno e senza un intervento concreto l’isola rischia l’ennesimo disastro occupazionale.

Alessandro Bonacasa




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