Lunedì 08 Febbraio 2010 14:57

Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del '92. A riferirlo a Ciancimino sarebbe stato il padre Vito Ciancimino, l'ex sindaco di Palermo, che secondo il figlio avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i Carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall'altro.

Secondo quanto sta raccontando in aula Massimo Ciancimino, nel 1994, Bernardo Provenzano avrebbe scritto un pizzino indirizzato a Marcello Dell'Utri e "per conoscenza", come dice il teste, "a Silvio Berlusconi". Nel documento si legge: "Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco perchè questo triste evento non si verifichi, sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive"

Mio padre - ha spiegato Ciancimimo junior illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo

Dopo che venne resa nota una mia intervista dalla quale in qualche modo emergeva il mio ruolo nella cattura di Riina, l'agente dei Servizi, che io conoscevo col nome di Franco, mi invitò a non parlare più di certe vicende perchè tanto io non sarei mai stato coinvolto e non sarei mai stato chiamato a deporre. Cosa che avvenne visto che fino al 2008, quando decisi di collaborare con i magistrati, nessuno mi interrogò mai". Ciancimino ha anche spiegato che il capitano dei carabinieri, braccio destro di Mori, Giuseppe De Donno, in più occasioni, negli anni, lo rassicurò che nessuno lo avrebbe sentito sulla vicenda relativa alla cattura di Riina sulla quale sarebbe stato anche apposto il segreto di Stato. "Quando ero agli arresti domiciliari nel 2006, una persona dei Servizi segreti mi disse di non parlare della trattativa e dei rapporti con Berlusconi

I carabinieri e i Servizi segreti sarebbero stati a conoscenza che Massimo Ciancimino figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, teneva il papello in una cassaforte della sua abitazione all'Addaura. Ciancimo racconta: "Un personaggio dei Servizi, prima che eseguissero la misura degli arresti domiciliari a mio carico mi disse che stavano per arrestarmi e che non era prudente tenere a casa i miei documenti tra i quali il papello". La documentazione del padre e pure il papello pochi giorni prima che Ciancimino venisse arrestato, il 7 giugno 2006, sarebbero stati portati all'estero.